Rapporto Oasi 2016, solo il 28% degli anziani non autosufficienti è preso in carico dai servizi sociosanitari

Su 2,7 milioni di anziani non autosufficienti, solo il 28% è preso in carico da strutture adeguate. I restanti 1,9 milioni sono alla ricerca di assistenza. Il rapporto Oasi curato da Sda Bocconi e Cergas illustra gli squilibri territoriali per quanto riguarda l'accesso alle cure nel nostro Paese

Salute

Circa seicentomila anziani dei 2,7 milioni non autosufficienti non ricevono un’assistenza adeguata al proprio bisogno. Questo è il dato più preoccupante emerso dalla presentazione del diciassettesimo rapporto Oasi 2016 presentato oggi all’università Bocconi e curato da School of management Sda Bocconi e da Center for research on health and social care management (Cergas).

Il problema è che i restanti 1,9 milioni di anziani sono alla continua ricerca di strutture che possano prendersi cura di loro contribuendo al fenomeno, ormai noto, della migrazione sanitaria tra le diverse regioni italiane. Questo fatto dipinge un quadro fosco della mobilità sanitaria all’interno del Paese. Nel mezzogiorno la presa a carico di questi pazienti è quasi nulla e la speranza di vita varia a seconda dell’area di residenza. “C’è una netta e crescente divaricazione tra i servizi sanitari regionali del centro-nord  e del sud – ha affermato Francesco Longo, responsabile del Rapporto Oasi 2016 – in termini di offerta sanitaria pubblica, spesa sanitaria privata e, soprattutto, servizi socio-sanitari sia residenziali che informali”.

Non più solo una differenza in termini di deficit. Il rapporto spiega che il risanamento è ormai diffuso eccezion fatta per Sardegna (-340 milioni) Liguria (-110 milioni) e Molise (-25 milioni). Lento il processo politico nel considerare la sanità un volano per l’economia quando l’Istat, nel 2014, ha indicato che l’assistenza sanitaria e sociale, con quasi 150 miliardi, rappresenta il settimo settore dell’economia nazionale per prodotto lordo, il sesto se si aggiunge la produzione dei farmaci che vale ventiquattro miliardi. L’assistenza sanitaria e sociale è appena inferiore a quello del principale comparto della manifattura (la produzione di macchinari e apparecchiature) che vale 152 miliardi, ma risulta superiore ad altri importanti settori come quello delle attività finanziarie (142 miliardi), l’alimentare (129 miliardi), la ricettività e ristorazione (102 miliardi) o il tessile e moda (81 miliardi).

Oggi questa voce, nel bilancio statale, pesa il 23,5% a fronte del 26,2% del 2008. La spesa pro capite è di 3239 dollari ed è inferiore a quella di Regno Unito (3377 dollari), Francia (4508 dollari), Germania (5182 dollari) e Stati Uniti (9403 dollari).