Ricerca biomedica, Gimbe: “Aumentare il finanziamento pubblico, monitorare l’impatto reale su Ssn e salute”

Le priorità secondo la Fondazione: incrementare i fondi e produrre “robuste evidenze” per utilizzare al meglio il denaro pubblico. Cartabellotta: “L’agenda della ricerca è inevitabilmente condizionata dalle priorità dell’industria farmaceutica, i cui obiettivi non sempre coincidono con quelli del servizio sanitario nazionale”

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Aumentare il finanziamento pubblico alla ricerca biomedica, premiare il rigore piuttosto che la quantità di pubblicazioni, avviare un monitoraggio dei progetti finanziati con soldi pubblici per valutare il loro impatto.  Sono le priorità per la ricerca biomedica italiana secondo la Fondazione Gimbe, che la scorsa settimana ha celebrato a Bologna la sua convention nazionale 2016 per condividere le raccomandazioni della campagna internazionale Lancet-REWARD – recentemente lanciata in Italia – finalizzata ad ottenere il massimo ritorno in termini di salute dalle risorse investite nella ricerca biomedica.

Ad aprire la convention una panoramica sul finanziamento della ricerca biomedica in Italia: nel 2015, a fronte di 1,5 miliardi di euro investiti dall’industria farmaceutica, i finanziamenti pubblici ammontano a meno di 500 milioni di euro. “Questi numeri – sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – dimostrano che l’agenda della ricerca è inevitabilmente condizionata dalle priorità dell’industria farmaceutica, i cui obiettivi non sempre coincidono con quelli del servizio sanitario nazionale. Di conseguenza, molte aree rilevanti per l’assistenza sanitaria (ma di scarso interesse per l’industria) rimangono ‘orfane’ di evidenze scientifiche, anche perché le già scarse risorse pubbliche sono prevalentemente dedicate alla ricerca di base”. Sulla stessa linea Silvio Garattini, firettore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri: “Se la ricerca risponde a quesiti rilevanti per il servizio sanitario nazionale rappresenta la miglior spending review, perché fornisce le basi scientifiche per decidere su cosa tagliare; invece medici, pazienti e Ssn si trovano a decidere esclusivamente su evidenze provenienti da studi promossi dall’industria”.

Due le azioni prioritarie secondo la Fondazione Gimbe: “Destinare – spiega Cartabellotta – una ‘ragionevole percentuale’ del Fondo sanitario nazionale alla ricerca comparativa indipendente sull’efficacia degli interventi sanitari (non solo farmaci), al fine di produrre robuste evidenze per utilizzare al meglio il denaro pubblico; e avviare un rigoroso monitoraggio dei progetti di ricerca finanziati per valutare il loro impatto sul Ssn e sulla salute delle persone”.

Le criticità

Dal confronto degli esperti riuniti da Gimbe è emersa una lista di criticità per la ricerca biomedica in Italia.

  1. I bandi pubblici e i progetti delle Istituzioni di ricerca non sempre tengono in considerazione i bisogni di conoscenza del SSN e non prevedono il coinvolgimento dei pazienti nella definizione delle priorità.
  2. I bandi pubblici non richiedono una formale revisione sistematica delle evidenze disponibili per giustificare la reale necessità degli studi proposti.
  3. Esistono ampi margini di miglioramento nella pianificazione, conduzione analisi e reporting della ricerca, considerato che la metodologia della ricerca non è mai entrata formalmente nei percorsi formativi universitari e specialistici.
  4. Il processo di regolamentazione della ricerca è eccessivamente burocratizzato e la variabilità di giudizio dei comitati etici è condizionata dalla mancanza di standard condivisi per valutare i protocolli.
  5. I comitati etici non riescono sempre a proteggere gli interessi dei pazienti perché, inevitabilmente, i proventi degli studi sponsorizzati rappresentano un rilevante “pilastro” di finanziamento della ricerca italiana.
  6. Continuano ad essere approvate sperimentazioni cliniche sponsorizzate vs placebo in presenza di trattamenti efficaci e troppi studi di non-inferiorità clinicamente irrilevanti ed eticamente discutibili.
  7. I risultati di oltre il 50% delle sperimentazioni cliniche rimangono sconosciuti alla comunità scientifica, provocando una distorsione delle conoscenze e un enorme spreco di risorse.
  8. In un numero molto elevato di sperimentazioni cliniche vengono modificati gli outcome definiti nel protocollo, senza lasciare traccia per la comunità scientifica e i pazienti di queste, pur legittime, modifiche.
  9. I sistemi premianti per gli enti di ricerca, attualmente legati alla quantità di pubblicazioni e agli indici tradizionali (impact factor), dovrebbero essere rivisti alla luce delle raccomandazioni REWARD che premiano rigore, trasparenza e qualità della ricerca.