Anemia in sala operatoria, rischio complicanze più alto. Iss: “Con il Patient Blood Management più sicurezza e meno costi”

A Roma un convegno organizzato dal Centro nazionale sangue (Cns) e Istituto superiore di sanità su tecniche e strategie (farmacologiche e non) da adottare prima, durante e dopo l’intervento per ridurre i rischi

Un soggetto anemico che si sottopone a un intervento chirurgico corre il pericolo di complicanze gravi in misura maggiore rispetto agli altri pazienti. Il rischio di mortalità aumenta dal 3% al 10%. Gli strumenti per prevenire esistono: una serie di tecniche tecniche e strategie multidisciplinari che vanno sotto il nome di Patient Blood Management (PBM) e che secondo gli esperti andrebbero implementate al più presto. Di questo si è discusso oggi a Roma durante il convegno “Patient Blood Management: strategie operative in ostetricia e nel peri-operatorio” organizzato da Centro nazionale sangue (Cns) e Istituto superiore di sanità (Iss).

Il PBM consiste in una serie di tecniche farmacologiche e non farmacologiche da adottare prima, durante e dopo l’intervento secondo tre pilastri: ottimizzare la capacità di produrre globuli rossi, ad esempio trattando l’anemia prima dell’operazione; ridurre al minimo il sanguinamento, un risultato ottenibile con tecniche chirurgiche particolari o utilizzando terapie specifiche; ottimizzare la tolleranza verso l’anemia, agendo anche con farmaci sulla capacità dell’organismo di tollerarla. Se ben applicato, il PBM oltre a evitare le complicanze, può ridurre i tempi di degenza e ridurre fino al 20% i costi legati alle terapie trasfusionali.

L’appuntamento di oggi, così come la campagna “Only One” appena lanciata e le linee guida sul PBM per tutti gli ospedali del Ssn di prossima pubblicazione, fa parte delle misure di promozione del PBM che il Cns sta adottando anche per mandato del decreto ministeriale del 2 novembre 2015. “La corretta gestione del paziente alla vigilia di un intervento chirurgico è un momento cruciale – spiega Giancarlo Liumbruno, direttore del Cns – Sappiamo che il mancato trattamento dell’anemia pre-operatoria equivale all’erogazione di prestazioni sanitarie sub-ottimali. E’ noto che essa è un fattore di rischio per complicanze nel postoperatorio e, quindi, una controindicazione all’effettuazione di interventi chirurgici (programmati) che prevedano un importante rischio di sanguinamento”.

L’obiettivo è l’adozione del Patient Blood Management da parte delle strutture del Ssn e la promozione del comportamento standard che prevede il trattamento trasfusionale dell’anemia, nel paziente stabile non emorragico, mediante la prescrizione di una unità di sangue alla volta (preceduta da rivalutazione clinica prima di ogni ulteriore trasfusione) e l’adozione di strategie trasfusionali “restrittive”.