Fertilità: fiducia nella procreazione assistita, ma quasi una coppia su due abbandona il percorso

A dirlo sono i risultati di un’indagine europea presentata oggi a Roma da Teva nell’ambito del workshop “Pma: la soddisfazione del desiderio di genitorialità, anche per i pazienti oncologici”

Gli europei guardano con favore e senza pregiudizi alla tecniche di Procreazione medicalmente assistita (Pma) e al congelamento degli ovuli. Ma quasi il 50% delle coppie che vi fa ricorso abbandona l’iter prima di completare tutti i cicli, per stress o paura. Sono queste alcune delle conclusioni più rilevanti a cui è giunta un’indagine promossa dalla farmaceutica Teva su un campione di 6mila cittadini in Italia, Francia, Germania, Spagna, Svezia e Regno Unito. I risultati sono stati presentati oggi a Roma nel corso del convegno “Procreazione Medicalmente Assistita. La soddisfazione del desiderio di genitorialità, anche per i pazienti oncologici” organizzato oggi al Senato.

Dall’indagine, intitolata “Listening in: IVF and Fertility in Europe (LIFE)”, emerge un alto grado di accettazione delle tecniche di Pma e un giudizio favorevole sul congelamento degli ovuli: l’84%, infatti, si dice favorevole alla crioconservazione per ragioni mediche (il 78% in Italia), mentre il 60% accoglie positivamente il ricorso a questa tecnica anche per ragioni non cliniche ma legate alle scelte di vita (il 57% in Italia). Quasi la totalità degli intervistati (93%) pensa, inoltre, che la fecondazione in vitro FIVET-ICSI dovrebbe in qualche modo essere sovvenzionata con fondi pubblici, anche alla luce del fatto che per il 58% nei prossimi anni ci sarà un aumento di richieste.

Nel 2014 in Italia le coppie che hanno fatto ricorso alle tecniche di Pma per avere un figlio sono state 70.826 per un totale di 16.041 gravidanze e 12.720 bambini nati. I dati sono dell’Istituto superiore di sanità che chiarisce che la fertilità, definita come assenza di concepimento dopo 12 mesi di rapporti regolari, interessa più del 15% delle coppie. Non solo. Circa un quarto di tutte le patologie oncologiche si verifica durante l’età riproduttiva e i pazienti guariti dalle neoplasie rischiano di vedere compromessa la propria fertilità. Oggi circa il 10% delle donne a cui viene diagnosticato un tumore è in età fertile e in futuro, anche grazie all’integrazione di tecniche diverse, una percentuale di queste, potrebbe tornare a sperare di diventare madre anche attraverso una gravidanza spontanea. Oggi si può preservare la fertilità con la crioconservazione degli ovociti e successivamente intervenire con la Pma.

In Italia i nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza) includono la Pma, sia quella omologa sia quella eterologa. Secondo gli esperti riuniti oggi a Roma servono però più chiarezza normativa – a partire dalla revisione della legge 40 del 2004 ancora in fase di discussione presso le commissioni parlamentari – e adeguate modalità di certificazione dei centri di Pma.