Artrite reumatoide: Lancet, possibile passare da un anti-Tnf all’altro senza wash-out

Il dato emerge dallo studio Exxelerate pubblicato da The Lancet. Si tratta del primo studio di superiorità testa a testa di Certolizumab pegol e Adalimumab in pazienti bio-naive.

 

La notizia arriva dal Congresso Annuale dell’American College of Rheumatology / Association for Rheumatology Health Professionals (ACR / ARHP) in corso a Washington dove sono stati presentati i risultati completi dello studio Exxelerate, sostenuto da UCB, che per la prima volta, ha messo a confronto due trattamenti (Certolizumab pegol e Adalimumab) in combinazione con metotressato (Mtx), all’interno della stessa classe terapeutica degli anti-Tnf, in pazienti con artrite reumatoide.
Lo studio – pubblicato da The Lancet – non ha raggiunto gli endpoint primari per la superiorità, ovvero non ha evidenziato differenze di efficacia terapeutica statisticamente rilevanti tra i due farmaci, né a breve (12 settimane) né a lungo termine (2 anni), ma ha prodotto un dato senz’altro eclatante e destinato a far discutere, evidenziando l’efficacia dello switch immediato della pratica clinica.  Fino ad oggi i clinici, in  caso di mancata risposta dei pazienti ad un primo trattamento con anti-Tnf (tumor necrosis factor, la citochina che partecipa alla reazione a cascata dell’infiammazione) si orientavano sul passaggio ad una terapia con diverso meccanismo d’azione, senza valutare invece altri anti-Tnf.

Da Exxelerate  è invece emerso che il passaggio immediato da una terapia anti-Tnf all’altra, senza dover attendere un periodo di wash-out, è vantaggioso per i pazienti: l’indicazione è di   le decisioni cliniche a tre mesi dall’inizio della terapia, massimizzando così i benefici per i pazienti della terapia con anti-Tnf.

“Tra le altre informazioni importanti Exxelerate fornisce prove a sostegno dell’approccio treat-to-target, sottolineando l’importanza di decisioni cliniche a tre mesi dall’inizio della terapia – conferma Josef S. Smolen, docente di Reumatologia all’Università di Vienna. – I medici, seguendo questo approccio e passando ad un secondo anti-Tnf alla settimana 12 in caso di inadeguata risposta, possono massimizzare il potenziale beneficio della terapia con anti-Tnf. Questo permette anche la precoce identificazione, entro sei mesi, dei pazienti che non hanno una risposta adeguata alla terapia anti-Tnf e che quindi potrebbero beneficiare di una terapia con un diverso meccanismo d’azione”.

“Con Exxelerate abbiamo compiuto passi significativi per favorire scelte terapeutiche mirate, fornendo un reale valore aggiunto ai pazienti – spiega Emmanuel Caeymaex, Head of Immunology and Executive Vice President della Immunology Patient Value Unit, di UCB. –  La capacità di prendere una decisione sul trattamento a tre mesi, come dimostrato in questo studio, dovrebbe portare beneficio ai pazienti e ridurre al minimo l’allocazione delle risorse per una terapia inefficace”, ha detto Emmanuel Caeymaex, Head of Immunology and Executive Vice President, Immunology Patient Value Unit, UCB. “Circa la metà dei responder in fase iniziale hanno raggiunto una bassa attività di malattia entro due anni – conclude –  a dimostrazione che stiamo sviluppando soluzioni che consentono ai pazienti di raggiungere un livello desiderabile di controllo della malattia”.