Generici, c’è ancora troppa diffidenza nei confronti dei farmaci equivalenti

Serve un cambio di prospettiva e di maggiore coscienza di cosa sono i farmaci generici. Lo ha dichiarato Giuseppe Miglio, Ceo di Mipharm, in occasione dell'evento di Assogenerici "Fabbriche aperte", iniziativa volta a sviluppare nei professionisti del settore maggiore consapevolezza del processo di produzione dei farmaci equivalenti.

industria del farmaco

La gente non si fida dei generici perché non conosce chi li produce. Questo è quanto emerso durante l’incontro avvenuto nello stabilimento milanese di Mipharm in occasione dell’evento “Fabbriche aperte”, organizzato questa mattina da Assogenerici. All’evento hanno partecipato Giuseppe Miglio, presidente e Ceo di Mipharm ed Enrique Häusermann, presidente di Assogenerici. Troppe le resistenze da parte dei pazienti nell’uso dei farmaci equivalenti perché manca un messaggio positivo. Molti pazienti si informano su internet, ma non sempre le fonti sono attendibili. “Serve maggiore conoscenza – ragiona Miglio – del farmaco generico in Italia. Inoltre la classe medica non deve costruire muri tra i farmaci etici e i generici. L’equivalenza è totale”.
Häusermann rincara la dose: “Siamo spesso arrabbiati. I nostri sforzi sono vanificati da interessi politici”. Con questa iniziativa, Assogenerici ha voluto aprire i propri stabilimenti e mostrare l’eccellenza del comparto, che ha grandi prospettive. “C’è tanto di quello spazio da far paura”, chiosa Miglio parlando delle possibilità economiche e di inserimento nel mercato da parte dei produttori di generici.
I siti in Italia sono trentasette di cui l’82% si trova nel nord. Il settore genera un fatturato di 2,6 miliardi di euro e la medie export sul totale è del 37%. Gli investimenti, ogni anno si aggirano intorno ai cento milioni di cui il 65% nel settore produttivo. Il canale distributivo prediletto è quello della farmacia (56%), poi l’ospedale (44%). Le aziende associate ad Assogenerici sono prevalentemente localizzate in Italia (47%), ma ne sono molte anche nell’Ue (41%) e fuori dai confini comunitari (12%). Un’indagine del Centro studi Assogenerici, presentata dal direttore generale dell’associazione, Michele Uda, ha rilevato che il 20% dei farmaci distribuiti in Italia è rappresentato da medicinali equivalenti.

“In pochi sanno come si fanno le medicine, ed è necessario informare – ravvisa ancora Miglio –  anche per questo abbiamo voluto continuare Fabbriche aperte”. La fabbrica di Mipharm sviluppa farmaci (sia solidi che liquidi) per conto terzi confezionare i prodotti grazie a macchinari altamente tecnologici che possono impacchettare fino a duecento astucci al minuto. Ogni livello dello stabile (cinque in tutto) è adibito a una fase produttiva che vede il suo inizio dall’ordinazione, dalla pesatura delle materie prime grazie a una bilancia e poi la produzione vera e propria con la miscelazione dei vari componenti e la produzione dei lotti. “Dipende dai farmaci, ma generalmente una compressa, ad esempio, si ottiene in media in tre giorni“, spiega Alessandro Cipriani, production manager di Mipharm, durante la visita organizzata per stampa e associazioni. Ciò che conta di più in questo tipo di produzione, ci tengono a precisare gli esperti, è la flessibilità dell’ordinazione. Il cliente apprezza la capacità di adattare la produzione in base alle richieste.