“Fabbriche aperte” presenta Lachifarma, che investe in ricerca il 15% del fatturato

L'azienda aderente ad Assogenerici, domiciliata a Zollino, in provincia di Lecce, produce in proprio e conto terzi, è titolare di una decina di brevetti, collabora con le multinazionali di Big Pharma ed è anche I'unico esponente italiano del programma mondiale Roll Back Malaria, promosso da Oms, Global Fund e Unicef.

Ha due stabilimenti e un terzo in arrivo, è attiva sui mercati nazionale e internazionale, produce in proprio e conto terzi, collabora con le multinazionali di Big Pharma, ma è anche I’unico esponente italiano del programma mondiale Roll Back Malaria, promosso da Oms, Global Fund e Unicef. E’ titolare di una decina di brevetti tra cui una paio di formulazioni contenenti artemisina, di cui una sviluppata con l’Università di Adelaide, per il trattamento del melanoma. E investe in ricerca circa il 15% del fatturato annuo, contro una media del 6,2% del comparto farmaceutico nazionale, inseguendo a propria vocazione di studio delle sostanze derivanti da fonti naturali grazie a un dipartimento R&S dotato di una quindicina di ricercatori impegnati anche in collaborazioni esterne di rilievo con il Mario Negri, il Cnr e con la Cro di Nerviano, Accelera.

Teatro della quarta tappa dell’iniziativa “Fabbriche Aperte” – promossa da Assogenerici per far conoscere anche a livello locale il valore produttivo, economico e occupazionale delle aziende del comparto – è stata Lachifarma, un vero e proprio gioiellino del Sud come la provincia che la ospita. Domiciliata a Zollino, in provincia di Lecce, Lachifarma è stata fondata appena un trentennio fa dal farmacista- imprenditore Luigi Villanova e da questi tenacemente tirata su dopo la “defezione” della multinazionale che all’epoca ne aveva sponsorizzato la nascita (la statunitense Upjohn, che voleva centralizzare a livello europeo la produzione di betalattamici, ndr,). “Si è fatto di necessità virtù”, spiega oggi con soddisfazione il figlio del fondatore, Luciano Villanova, che ha ereditato una fabbrica nata per produrre ai massimi livelli di qualità e sicurezza e che oggi si trova alla guida di una realtà farmaceutica di eccellenza, riconosciuta a livello internazionale.

“Questa iniziativa rappresenta certamente una opportunità per conoscere non solo una eccellenza made in Italy del settore farmaceutico come Lachifarma, ma anche il contributo che i farmaci equivalenti e biosimilari, senza pregiudicare la ricerca farmaceutica e la innovazione farmacologica, possono apportare al sistema sanitario nazionale in termini di sostenibilità l’indotto – ha dichiarato il senatore  Luigi D’Ambrosio Lettieri, componente della commissione Sanità del Senato, presidente dell’Ordine interprovinciale dei Farmacisti di Bari e BAT e vice presidente della Fofi. -Realtà imprenditoriali come questa p arlano la lingua di un Sud che abbandona la prosa del rivendicazionismo piagnone per scegliere, invece, la forza delle idee che mostrano con orgoglio le cifre distintive più vere e reali di un Sud che affronta le sfide con capacità, competenza e intelligenza”.

“ Fabbriche Aperte – ha spiegato il presidente Assogenerici, Enrique Häusermann (EG SpA)-  è nata proprio con l’obiettivo di promuovere la corretta informazione sulla qualità dei farmaci equivalenti nei confronti dei quali, a vent’anni dall’introduzione in Italia, c’è ancora diffidenza”. Nel caso delle aziende che producono equivalenti (ma “non solo” e spesso “non soprattutto”) la diffidenza ha numeri precisi: una recente indagine Nomisma indica che tra operatori e pazienti c’è ancora scarsissima conoscenza del comparto; oltre il 45% dei pazienti che non usa gli equivalenti afferma di non fidarsi perché non sa chi li produce.  “Con la tappa presso Lachifarma – ha commentato Häusermann – le Istituzioni, le amministrazioni locali, i medici, i pazienti, i consumatori e la stampa hanno avuto modo di vedere da vicino un’azienda innovativa che rappresenta un’eccellenza nazionale nel panorama farmaceutico”.

Eccellenze tra le eccellenze, viene da dire, visto che secondo i dati Ims sono ben 5 le “genericiste” presenti nella lista delle prime dieci aziende del mercato in termini di unità (Teva, Mylan, Sandoz, EG, Doc generici). Un dato che non sorprende vista anche l’evoluzione dell’integrazione tra comparti industriali e l’attività di riconversione di grandi impianti produttivi registratasi negli ultimi anni. A fornire l’identikit aggiornato  del comparto è stato Paolo Angeletti (Salf, SpA), vicepresidente per l’area produzione industriale e conto terzi: “Le 60 aziende aderenti all’associazione – ha detto – forniscono farmaci fondamentali per la pratica clinica quotidiana per un fatturato complessivo di 2,6 miliardi (il 37% in media dall’export), garantiscono oltre 10mila posti di lavoro (il 91% a tempo indeterminato) e investono in media 100 miliardi di euro; il 44% del capitale investito è made in Italy e il 47% delle officine di produzione è dislocato sul territorio nazionale”. Dal 2000 a oggi, con oltre 7mila farmaci immessi in commercio – per il 56 % distribuiti in farmacia e per il 44% nel canale ospedaliero – il comparto ha garantito 4 miliardi di risparmi l’anno al Ssn.

Ma il dato che colpisce di più è forse quello relativo alla crescita sempre più spiccata del personale addetto alla qualità: la media è del 33%, ma in alcune realtà industriali medio-piccole si arriva a punte del 47%. Un obbligo per aziende come quella ospitante, che garantisce ai propri clienti analisi e controllo del prodotto durante l’intero ciclo produttivo basati su strumentazioni d’avanguardia nel rispetto delle Gmp e in linea con le linee guida Ich ed è in grado di garantire tutte le fasi di sviluppo del prodotto alla redazione del dossier registrativo.  E del resto proprio l’altissima qualità della produzione ha reso nuovamente attrattiva l’Italia ne confronti delle multinazionali.

Ogni euro speso in produzione farmaceutica vale 2,9 euro distribuiti in tutti i settori dell’economia e le scadenze brevettuali dei prossimi 5 anni rappresentano un mercato di circa due miliardi di euro su cui puntare, fano notare in Assogenerici.  Ma per capitalizzare l’opportunità industriale offerta da questi prodotti servono regole nuove a partire dalla export exception, di cui ancora si discute a livello europeo, per produrre in vigenza della tutela brevettuale ed esportare nei Paesi dove il brevetto è scaduto. Una misura che metterebbe l’Italia al passo con i diretti competitor degli States e che avrebbe ricadute occupazionali fino a oltre 4mila nuovi posti di lavoro in più nel settore.