Sclerosi multipla, i cannabinoidi per curare ansia e depressione

L’infiammazione alla base dei problemi nella conduzione degli impulsi nervosi della malattia, secondo un recente studio sembra essere anche causa di ansia e depressione per i malati di sclerosi multipla. I cannabinoidi sembra possano rappresentare una possibile soluzione

Chi ha a che fare con la sclerosi multipla si trova a dover gestire anche problemi correlati alla malattia, come depressione e ansia. Disturbi che però non sarebbero (solo) una conseguenza dello stato di disabilità, ma deriverebbe dall’infiammazione responsabile dei disturbi del movimento tipici della patologia. I cannabinoidi sembra possano rappresentare una possibile soluzione, secondo quanto emerge da una ricerca condotta dall’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia), in collaborazione con la Fondazione Santa Lucia di Roma, l’Università dii Roma Tor Vergata e altri Istituti scientifici italiani ed europei.

 

L’infiammazione in atto durante la sclerosi multipla porta, come è già noto, alla perdita di mielina (la sostanza che riveste le fibre nervose), causando problemi nella conduzione degli impulsi nervosi. Ma la stessa infiammazione sembra essere anche alla base di cambiamenti dell’umore, come appunto ansia e depressione.  Lo dimostra il recente studio, pubblicato sul Journal of Neuroinflammation, che ha evidenziato come in animali da esperimento l’interleuchina-1 beta (IL-1beta), molecola coinvolta nei processi infiammatori, agisca anche sul recettore cannabinoide di tipo 1, modificando il comportamento di alcuni neuroni.

“Alla luce di queste osservazioni – afferma Diego Centonze, responsabile dell’Unità operativa di neurologia I e di neuroriabilitazione del Neuromed – possiamo pensare che farmaci in grado di agire sul sistema endocannabinoide rappresenterebbero una valida opzione terapeutica. Non solo per il trattamento della spasticità e del dolore cronico tipici della sclerosi multipla, ma anche dei disturbi dell’umore, migliorando quindi la qualità di vita dei pazienti”.

Scoperti circa 20 anni fa – ricorda Neuromed – gli endocannabinoidi sono molecole presenti in diversi organi, dove funzionano da messaggeri tra le cellule. Si chiamano così perché si legano agli stessi recettori usati dai fitocannabinoidi, le sostanze presenti nella canapa indiana. “Quando parliamo di terapie del genere – precisa Centonze – ci riferiamo non solo a molecole cannabidoidi in senso stretto, ma anche a farmaci capaci di potenziare i cannabinoidi naturali del nostro corpo”.