Tumore del polmone, nuovi dati su osimertinib: batte la chemioterapia

La terapia orale di AstraZeneca riduce del 70% il rischio di progressione della malattia nei pazienti positivi alla mutazione T790M del recettore EGFR dopo trattamento di prima linea. I risultati dello studio AURA3 presentati a Vienna. In Italia si attende l'ok alla rimborsabilità da Aifa

Il ddl Lorenzin

Un nuovo potenziale standard di cura per i pazienti colpiti da un tumore del polmone non a piccole cellule, avanzato o metastatico, positivo alla mutazione T790M del recettore del fattore di crescita dell’epidermide (EGFR). Si tratta di osimertinib, farmaco a bersaglio molecolare che è in grado di ridurre del 70% il rischio di progressione della malattia rispetto alla chemioterapia, aumentare la sopravvivenza e assicurare un alto profilo di tollerabilità e sicurezza. È quanto emerge dai risultati di uno studio randomizzato di Fase III (AURA3) – condotto su 419 pazienti in 130 Paesi, con il coinvolgimento di sei centri italiani – appena presentati a Vienna da AstraZeneca in occasione del 17esimo Congresso mondiale sul tumore del polmone (WCLC) e pubblicati contemporaneamente sul The New England Journal of Medicine.

Il target. Ogni anno in Italia il tumore al polmone fa registrare 41.600 nuovi casi (dati Airtum). “In circa il 10% dei casi – spiega Marina Garassino, responsabile dell’Oncologia toraco-polmonare dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – il tumore è positivo alla mutazione EGFR. Le target therapy colpiscono questa mutazione, così il tumore si riduce e muore. Ma come con tutti i farmaci oncologici, il tumore genera meccanismi di resistenza – in media dopo un anno – che gli consentono di ricominciare a crescere. Il meccanismo di resistenza più frequente (60% dei casi) è una mutazione secondaria di EGFR, che si chiama T790M. Osimertinib interviene efficacemente anche su questa”.

I vantaggi. Fino a ieri, per i pazienti con questa mutazione secondaria, trattati per circa un anno con farmaci di prima e seconda generazione (inibitori della tirosin chinasi), l’unica opzione restava la chemioterapia. Oggi, invece, la svolta: “Con osimertinib – prosegue l’oncologa dell’INT – abbiamo una terapia efficace anche sulla mutazione secondaria: i dati dello studio AURA3 ci dicono che il trattamento porta a una drastica riduzione, di circa il 70%, del rischio di progressione del tumore proprio rispetto alla chemioterapia. Inoltre, si tratta di un farmaco orale, con un eccezionale profilo di tollerabilità e una sostanziale assenza di effetti collaterali. La maggiore efficacia e la facilità di somministrazione di osimertinib cambiano completamente, dunque, le prospettive di vita di molti pazienti, permettono loro una qualità di vita normale e un controllo della malattia superiore rispetto al trattamento standard”. In sintesi, la chemioterapia resta efficace, ma superata di gran lunga da osimertinib, che ha anche il vantaggio di essere una terapia orale da assumere una volta al giorno. Quanto alla sopravvivenza “guadagnata”, i dati di AURA3 hanno dimostrato come osimertinib sia in grado di aumentare la sopravvivenza libera da progressione (PFS) di 5,7 mesi rispetto alla chemioterapia standard combinata a base di platino (10,1 mesi vs 4,4).

L’iter regolatorio. Osimertinib ha ottenuto l’approvazione accelerata dalla Food and Drug Administration statunitense (Fda) a novembre 2015. In Unione Europea osimertinib ha avuto dall’Agenzia europea dei medicinali (Ema), nel febbraio 2016, l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata per i pazienti adulti con NSCLC positivo alla mutazione T790M dell’EGFR localmente avanzato o metastatico, indipendentemente da un precedente trattamento con EGFR TKI. In Italia si attendono notizie dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Questo l’auspicio di Cesare Gridelli, presidente dell’Associazione italiana di oncologia toracica (Aiot) e direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia al Moscati di Avellino: “Speriamo che la nuova terapia, approvata quasi un anno fa in Europa, sia rimborsata al più presto anche in Italia. Nel frattempo è urgente che l’Aifa, in collaborazione con l’azienda produttrice, individui soluzioni di transizione per garantire la disponibilità del farmaco e permettere a tutti i pazienti con nuova diagnosi di beneficiare di osimertinib immediatamente”.