Ivg, calo del 9,3% nel 2015: merito anche della pillola dei 5 giorni dopo

Rispetto al 1983 le interruzioni volontarie di gravidanza si sono ridotte di un terzo. Nel 2015 il calo è stato associato alla determina Aifa di aprile 2015 che elimina, per le maggiorenni, l'obbligo della prescrizione medica per la pillola dei 5 giorni dopo

Stando ai dati del ministero della Salute sono sempre meno le donne che fanno ricorso all’Interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). Nel 2015 infatti le Regioni hanno notificato 87.639 Ivg, il 9,3% in meno rispetto al 2014 (anno in cui erano state 96.578) mentre rispetto rispetto al 2013, quando erano stati registrati 102.760 casi, con un calo del 6 per cento. Rispetto al 1983, anno in cui si è registrato il picco più alto con 234800 Ivg, i casi si sono ridotti di quasi un terzo. Merito anche del maggior utilizzo della pillola dei cinque giorni dopo.

“Il maggior decremento osservato nel 2015 – si legge sulla relazione – in particolare tra secondo e terzo trimestre, potrebbe essere almeno in parte collegato alla determina Aifa di aprile 2015 che elimina, per le maggiorenni, l’obbligo della prescrizione medica per la ‘pillola dei 5 giorni dopo. Le vendite del contraccettivo di emergenza Ulipristal acetato mostrano un incremento significativo nel 2015 rispetto agli anni precedenti: 7.796 confezioni nel 2012, 11.915 nel 2013, 16.796 nel 2014 e 83.346 nel 2015”.

La diminuzione delle interruzioni volontarie di gravidanza interessa anche le donne straniere, tra cui comunque si continua a registra un tasso di abortività pari al triplo rispetto alla media nazionale: sono state 27.168 nel 2015, a fronte delle 31.028 nel 2014 e 40.224 nel 2007.

I dati emergono dalla Relazione trasmessa al Parlamento il 7 dicembre 2016 contenente i dati definitivi relativi agli anni 2014 e 2015 sull’attuazione della L.194/78 che stabilisce norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza.  I dati elaborati sono stati raccolti dal Sistema di Sorveglianza Epidemiologica delle Ivg, che vede impegnati l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), il ministero della Salute e l’Istat da una parte, le Regioni e le Province autonome dall’altra.