Sostituzioni valvolari: con tecniche mininvasive è meglio

Appello dei cardiologi italiani in apertura del 77° congresso Sic. Ancora troppo pochi gli interventi effettuati per via percutanea – anche e soprattutto a vantaggi dei pazienti anziani – nonostante la grande affidabilità e la bassissima mortalità peri-operatoria

I cardiologi italiani si schierano per la massima diffusione delle tecniche mininvasive di sostituzione valvolare. Troppo pochi gli interventi in Italia (solo 5 mila l’anno contro gli oltre 50 mila effettuati in Germania) nonostante la grande efficacia e sicurezza attestata dalla letteratura. Denuncia Francesco Romeo, presidente nazionale della Società italiana di Cardiologia (Sic), che ha lanciato la campagna ‘One valve, one life’ e che da oggi al 19 dicembre celebra a Roma il suo 77° congresso: “Vogliamo avere la possibilità di estendere a tutti i pazienti, anche quelli ultrasettantacinquenni, le tecniche di intervento percutaneo che potrebbero garantire magari altri dieci anni di vita e la cui mortalità è quasi zero. La nostra sanità ha un enorme problema di spesa e di contenimento dei costi, perciò le metodiche mininvasive non sono praticate in tutte le strutture ospedaliere. Molte direzioni generali italiane tendono a contingentare le risorse, autorizzando gli interventi solo nei pazienti che hanno controindicazioni assolute all’operazione tradizionale. Inoltre, a volte il cardiochirurgo sceglie di non operare con tecniche tradizionali perché il paziente non supererebbe un intervento in cui deve essere intubato e va utilizzata la circolazione extracorporea. Ma così il malato muore in media entro sei mesi: con un intervento per via percutanea, invece, potrebbe essere salvato”.