Sla, risultati positivi di un farmaco su modello animale nell’inibizione dell’enzima Ppia

La ricerca pubblicata su Journal of Neuroscience è il risultato di un lavoro di squadra tra l'Irccs Mario Negri, Fondazione AriSla, Fondazione Telethon e l'istituto tedesco Max Planck. Il medicinale che deriva dalla ciclosporina inibisce l'enzima Ppia e protegge i motoneuroni.

istituto mario negri

Buone nuove dalla ricerca sulla Sla. Un farmaco derivato dalla ciclosporina ha mostrato effetti benefici in un modello animale di Sla attraverso l’inibizione dell’enzima Ppia (peptidilprolil isomerasi A) nel quale, attraverso studi precedenti, erano state riscontrate anomalie dovute alla malattia. Il farmaco, inoltre, proteggerebbe i motoneuroni evitando quindi la degenerazione degli impulsi nervosi dal sistema nervoso centrale ai muscoli. Lo conferma una ricerca dell’IRCCS Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, finanziata da AriSLA (Pilot Grant “eCypALS”, Call for Projects 2011), Fondazione Italiana di Ricerca per la Sclerosi laterale amiotrofica e pubblicata su Journal of Neuroscience.

“Il segreto è stato utilizzare un farmaco selettivo che inibisce l’enzima Ppia esclusivamente all’esterno dei motoneuroni, dove induce neuroinfiammazione che porta alla loro morte, e non all’interno dove invece ha una funzione protettiva – spiega Valentina Bonetto dell’istituto Mario Negri e coordinatrice del progetto –. Avevamo visto infatti che la totale mancanza di Ppia, in un modello animale di Sla, accelerava la progressione della malattia. Il difetto di questo farmaco è che non penetra nel cervello e necessita della somministrazione intracerebrale, modalità difficilmente trasferibile all’uomo. Quindi ora stiamo cercando di individuare una strategia alternativa che possa essere utilizzata nei pazienti”.
C’è ancora molta strada da fare per arrivare all’applicabilità clinica, ma c’è ottimismo. Questo “suggerisce che un’attivazione controllata della risposta immunitaria è fondamentale per fronteggiare la Sla e che Ppia potrebbe essere un nuovo bersaglio farmacologico”, ha aggiunto Caterina Bendotti dell’Istituto Mario Negri.

La Sla è una malattia neurodegenerativa ad esito fatale che colpisce i motoneuroni, le cellule nervose che impartiscono ai muscoli il comando di movimento. In generale, si assiste alla perdita progressiva delle funzioni motorie fino alla paralisi dei muscoli volontari fino a coinvolgere anche di quelli respiratori. Al momento non esiste cura. L’incidenza è di 1,5-2,4 su centomila abitanti, con tre nuove diagnosi ogni giorno; la prevalenza è in media 4-8 casi ogni centomila abitanti, in aumento soprattutto grazie ai miglioramenti nella diagnosi della malattia.
In Italia si contano circa seimila pazienti affetti da Sclerosi laterale amiotrofica.
Lo studio, che rientra in un ambito di ricerca finanziato in questi anni non solo da Fondazione AriSLA ma anche da Fondazione Telethon e Comunità Europea, è stato condotto in collaborazione con Gunter Fischer, dell’Istituto Max Planck di Göttingen ad Halle in Germania, che ha sintetizzato il farmaco.