Vaccini, sintonia Regioni-ministero: verso una legge nazionale sull’obbligo

Obiettivo “garantire un'offerta vaccinale uniforme in tutte le zone del Paese”. Il coordinatore degli assessori, Saitta: “Arrivare in tempi breve a una legge nazionale sull’obbligatorietà”. Per Ricciardi (Iss) una presa di posizione importante che "fa chiarezza sul valore dell’atto vaccinale"

morbillo

Arrivare in tempi relativamente brevi ad una legge nazionale sulla obbligatorietà delle vaccinazioni, anche per garantire un’offerta vaccinale uniforme in tutte le zone del Paese. È un’esigenza importante e condivisa per gli assessori alla Salute delle Regioni e il ministro Beatrice Lorenzin, che si sono riuniti ieri per un confronto sull’avvio del nuovo Piano nazionale della prevenzione vaccinale.
“Le nuove vaccinazioni contenute nel piano – spiega Antonio Saitta, coordinatore della Commissione salute della Conferenza delle Regioni – sono comprese nei nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea) e conseguentemente, come è emerso nel colloquio con il ministro, si pone l’esigenza di una condivisione Stato-Regioni del percorso applicativo. Occorre un calendario vaccinale che stabilisca le priorità e la tempistica delle somministrazioni, in modo progressivo e graduale. Un obiettivo che va raggiunto nello stesso momento in cui si ripartiranno le risorse stanziate a riguardo, 100 milioni di euro, dalla legge di Bilancio”. Fondamentale, poi, “attivare una campagna di comunicazione condivisa fra il ministero e le Regioni proprio per supportare l’offerta vaccinale”.

L’obbligo di vaccinarsi per poter essere iscritto a scuola – ricorda l’Ansa – decadde nel 1999, dopo che per oltre trent’anni, e cioè dal 1967, era stato invece indispensabile per l’iscrizione. Di conseguenza oggi è possibile frequentare la scuola anche senza essere vaccinati. L’impegno di ministero e Regioni punta però ora a reintrodurre con una legge nazionale l’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’iscrizione alla scuola materna su tutto il territorio nazionale. Dopo 18 anni, l’obiettivo è dunque quello di ripristinare l’obbligo delle vaccinazioni a tutela della salute della popolazione. L’Emilia Romagna è stata la prima Regione ad aver varato una legge sull’obbligatorietà delle vaccinazioni per poter frequentare gli asili nido. Successivamente, anche il comune di Trieste, la Regione Friuli Venezia Giulia e la Toscana hanno varato un provvedimento che rende obbligatoria la vaccinazione dei bambini per l’iscrizione agli asili comunali e convenzionati.

In Italia le vaccinazioni attualmente obbligatorie sono quelle antidifterica, antitetanica, antipoliomelitica e antiepatite virale B. Tutte le altre sono volontarie, anche se il Servizio sanitario nazionale ne incentiva l’uso e la gratuità. Ora l’obiettivo è invece quello di rendere obbligatorie su tutto il territorio tutte le vaccinazione previste nel nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-19.

Le novità emerse dal confronto Regioni-ministero trovano il plauso del presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Walter Ricciardi, il quale in una nota esprime “soddisfazione per l’accordo per una legge nazionale che renda obbligatorie tutte le vaccinazioni previste nel nuovo Piano vaccinale”. Si tratta, spiega Ricciardi,  di un “impegno collettivo per garantire l’uniformità dell’offerta vaccinale su tutto il territorio” e anche di un’iniziativa che  “fa chiarezza anche sull’importanza della vaccinazione per la tutela della salute collettiva e sottolinea il valore etico di un presidio che resta un atto di responsabilità soprattutto nei confronti delle fasce di popolazione più fragili come i bambini, gli anziani o le persone immunodepresse soprattutto nelle comunità ristrette come per esempio le aule scolastiche”.