“Esami in aumento del 20% l’anno, ma due su dieci sono inappropriati”

È la denuncia della Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare, Sibioc, che ricorda come in Italia il numero di esami clinici richiesti ai laboratori del servizio sanitario nazionale è in forte crescita, soprattutto in alcuni settori. I test prescritti però, non sempre sono tengono conto dei criteri di appropriatezza

Cresce in Italia il numero di esami clinici richiesti ai laboratori del servizio sanitario nazionale. In alcuni settori, come le malattie cardiovascolari, il diabete e l’insufficienza renale, l’incremento annuo arriva al 20%. Ma non sempre i test prescritti tengono conto dei criteri di appropriatezza. Ed è proprio nel campo delle malattie metaboliche e diabetiche che si registrano i picchi più alti. “Su una richiesta che prevede dieci parametri, due sono non necessari ma magari servirebbe quell’undicesimo che non è stato inserito – spiega Marcello Ciaccio, presidente della Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare (Sibioc) – appropriatezza non significa solo esami in meno, ma esami giusti”.

Proprio la Sibioc ha fatto il punto sul ruolo del medico di laboratorio, tra appropriatezza, vincoli di spesa e promozione della salute. “La richiesta degli esami di laboratorio risulta in continuo aumento soprattutto da parte della medicina di base – ha sottolineato Ciaccio durante un convegno tenutosi oggi a Roma – un incremento dovuto alla deospedalizzazione dei pazienti colpiti da patologie croniche e, talvolta, dal ricorso alla medicina difensiva. È necessario interrompere quanto prima questo boom di prescrizioni, per evitare sprechi all’intera collettività e migliorare l’assistenza sanitaria. Gli esami di laboratorio influenzano il 70% delle diagnosi mediche e quindi dei successivi trattamenti. Per questo è necessario riorganizzare la rete di queste strutture in Italia”.

L’obiettivo della società scientifica per il 2017 è, dunque, la riorganizzazione dei laboratori clinici italiani: “Bisogna far sì che le diverse strutture abbiano le strumentazioni necessarie per quel determinato territorio – continua Ciaccio – ma allo stesso tempo che solo in pochi laboratori ci siano le strumentazioni e siano svolte le attività di secondo e terzo livello, specialistiche e ultra specialistiche. Le indagini sofisticate come quelle di genetica molecolare, per esempio, non dovrebbero essere eseguite in tutti gli ospedali. E sebbene le Regioni del sud siano più penalizzate di quelle del nord, anche nel Mezzogiorno esistono numerose eccellenze. In tal modo si eviterebbero sprechi e inappropriatezza, fonte di risultati falsamente positivi che scatenano a loro volta altre indagini, visite e terapie inutili. L’invito è, quindi, quello di incrementare le strutture accreditate secondo la normativa del ministero della Salute ma anche di combattere la medicina difensiva e in questo senso il disegno di legge sul rischio professionale, recentemente approvato al Senato, potrà ridurre il ricorso ad analisi svolte solo per evitare controversie legali”.

La nostra proposta, ha riferito in conclusione Ciaccio, “è collaborare con le istituzioni competenti per un’efficace e duratura riorganizzazione della medicina di laboratorio. I Lea sono molto importanti anche per l’appropriatezza prescrittiva perché normano le prestazioni analitiche da considerare essenziali. Su queste ultime è necessario discutere ed emanare delle linee guida che tengano conto dell’appropriata prescrizione”.