Italia maglia nera per antibioticoresistenza e epatite C

Coperture vaccinali sotto la soglia del 95%, resistenza agli antibiotici di batteri come la klebsiella, infezioni correlate all’assistenza, e la più alta prevalenza di Hcv in Europa. Fotografia di un'Italia che però sa anche reagire mettendo in piedi una grande capacità di risposta e innovazione

Coperture vaccinali sotto la soglia del 95 per cento. Italia è maglia nera per la resistenza agli antibiotici di batteri come la klebsiella e per le oltre 280 mila persone colpite da infezioni correlate all’assistenza. Ma anche per la prevalenza di Hcv, la più alta in Europa. Il sistema sanitario italiano mostra però una grande capacità di risposta e innovazione grazie a scelte ritenute all’avanguardia anche in Europa, come per esempio il piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 e il piano contro la resistenza agli antibiotici di prossima attuazione. Se ne è parlato durante AHEAD, Achieving HEalth through Anti infecitve Defense, evento promosso da MSD Italia presso l’Acquario Romano, a Roma.

Una malattia infettiva, spiegano gli esperti, è una patologia causata da agenti microbici o microrganismi che entrano in contatto con un individuo, si riproducono e causano un’alterazione funzionale. Il corpo umano, dal canto suo, quando viene a contatto con un agente microbico si difende adottando sistemi di mantenimento del proprio equilibrio interno. Tra le malattie infettive più diffuse in Italia c’è l’influenza stagionale che ogni inverno colpisce l’8 per cento della popolazione, la polmonite con 200 mila casi e quasi 10 mila decessi, soprattutto nella fascia di età sopra i 65 anni, l’epatite B, con circa 600 mila portatori cronici, e l’epatite C con una stima di circa un milione di soggetti con infezione da Hcv. Senza dimenticare l’aumento di casi di Hiv e Hpv, il Papilloma Virus, anche tra i maschi.

“Le malattie infettive rappresentano ancora un capitolo rilevante in termini di incidenza e mortalità in Italia, basti pensare che, oltre alla tradizionale influenza, polmoniti e meningiti superano ogni anno i 200 mila decessi e le infezioni batteriche multi resistenti colpiscono ogni anno tra il 7 e il 10 per cento dei pazienti con migliaia di decessi” ha spiegato in apertura Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di Sanità. L’Italia è poi maglia nera per quanto riguarda le resistenze di germi come le klebsielle e altri batteri Gram negativi nei confronti di diversi antibiotici, primi tra tutti i carbapenemi”. L’avanzata delle infezioni, aggiunge Ricciardi, è favorita dalla flessione delle coperture che si registra in Europa e in Italia per quasi tutte le vaccinazioni, alcune delle quali sono scese sotto la soglia di sicurezza fissata al 95%, mettendo a rischio
la cosiddetta “immunità di gregge”, che protegge chi non si può vaccinare o i neonati. “I dati usciti questa mattina sull’aumento dei casi morbillo in Italia ne è la dimostrazione”, sottolinea il presidente dell’Iss. Gli fa eco Federico Gelli, medico igienista e membro della XII Commissione “Affari Sociali” della camera dei Deputati che auspica “da medico e da cittadino, che come ci siamo battuti negli anni per l’obbligo del diritto allo studio arriveremo anche all’obbligo delle vaccinazioni. Non si può ragionare in sanità in termini egoistici, la vaccinazione è la strada verso l’eradicazione di alcune malattie”.

Il dibattito è anche l’occasione per parlare dei prezzi dei farmaci. “Le grandi multinazionali, fatto salvo il loro diritto di rientrare dei cospicui investimenti fatti per la ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci, devono poter offrire prezzi equi per tutti per riequilibrare il mercato e permettere l’accesso alle cure a quanti – è il caso dell’epatite C – non possono spendere migliaia di euro per un farmaco che in altri paesi costa cento volte di meno” aggiunge Gelli. “Ci troviamo di fronte a un paradosso: da una parte l’avanzata di una medicina sempre più evoluta, tecnologica, molecolare. Dall’altra il possibile ritorno di malattie “antiche” come quelle infettive, che ritenevamo di aver arginato grazie ai successi della ricerca. Già nel novembre del 2014, ho sollecitato il Governo ad assumere impegni certi per garantire a tutti i pazienti la possibilità di curarsi. Un altro passaggio importante è stata l’istituzione del Fondo per i farmaci innovativi e lo stanziamento di un miliardo di euro nella legge di stabilità 2015. In questo modo siamo riusciti a garantire la cura ad almeno 40 mila pazienti. Altro segnale importante è stata la conferma del Fondo strutturale per i farmaci innovativi nell’ultima Legge di Bilancio”

Se negli ultimi 70 anni l’avanzata delle malattie infettive di origine batterica ha trovato un muro, questo muro è stato rappresentato dagli antibiotici. Ma in anni recenti, l’antibiotico-resistenza, la capacità cioè dei batteri di resistere agli antibiotici, è cresciuta fino a diventare un problema drammatico. Entro il 2050, le infezioni resistenti agli antibiotici potrebbero essere la prima causa di morte al mondo, con un tributo annuo di oltre 10 milioni di vite. In Italia, la resistenza agli antibiotici si mantiene tra le più elevate in Europa. Nel nostro Paese, le infezioni correlate all’assistenza colpiscono ogni anno quasi 284 mila pazienti, causando non meno di 5 mila decessi.  La risposta da dare su questo altro fronte passa per procedure di buona pratica clinica, uso appropriato degli antibiotici introducendo il concetto di stewardship, ossia la possibilità di razionalizzare l’uso degli antibiotici, e la ricerca di nuove terapie antibiotiche in grado di sconfiggere i batteri resistenti. Principi che ispirano un’azienda come Msd che a fine del 2016 ha reso disponibile anche in Italia un nuovo antibiotico efficace contro i batteri Gram-negativi resistenti agli antibiotici.

“La resistenza antimicrobica è un problema che richiede un approccio “One Health”, ovvero uno sforzo congiunto di più discipline professionali, dalla medicina umana e veterinaria, al settore agroalimentare, coinvolgendo anche la ricerca e la comunicazione. Il Piano nazionale di contrasto alla resistenza agli antimicrobici prevede obiettivi, strategie e azioni per il monitoraggio in diversi ambiti” sottolinea Ranieri Guerra, Direttore generale prevenzione sanitaria del ministero della Salute. “Gli obiettivi strategici del piano nazionale sono migliorare i livelli di consapevolezza e di informazione/educazione, rafforzare le attività di sorveglianza, migliorare la prevenzione e il controllo delle infezioni, ottimizzare l’uso di antimicrobici nel campo della salute umana e animale, l’antimicrobial stewardship, aumentare/sostenere ricerca e innovazione”.