L’healthcare del futuro tra big data, robot e stampa 3D. “Ma per migliorare l’assistenza serve meno privacy”

Secondo una ricerca di Epson, i professionisti della salute credono che le tecnologie più avanzate, dalla realtà aumentata alla robotica, rivoluzioneranno il settore. Ma quasi 7 su 10 sono convinti che la tutela della riservatezza sui dati possa ostacolare l'implementazione delle innovazioni

Meno privacy in cambio di una migliore assistenza medica. Secondo i professionisti dell’healthcare è una delle realtà a cui dovremo abituarci man mano che l’innovazione tecnologica farà passi in avanti in questo ambito. È quanto emerge da una ricerca condotta da Fti Consulting per conto di Epson al fine di testare l’accettazione della tecnologia da parte di 17 esperti di questo settore provenienti da tutto il mondo e di oltre 7.000 dipendenti full-time europei.  Il 67% degli intervistati ritiene infatti che la tutela della privacy dei dati possa ostacolare l’implementazione delle tecnologie e quasi la metà degli intervistati, il 47%, concorda sul fatto che una minore riservatezza sia un compromesso accettabile per garantire diagnosi e cure migliori.

Preoccupazione destano anche i tempi e i costi necessari per preparare al futuro i professionisti sanitari di oggi, consentendo loro di acquisire le competenze richieste per gestire la tecnologia e le opportunità offerte da quest’ultima.

La ricerca, comunque, ha sottolineato che l’introduzione di tecnologie quali la stampa 3D, la robotica, la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale porterebbe significativi vantaggi sia ai pazienti sia ai professionisti. “L’urgenza di accelerare l’adozione della tecnologia nel settore sanitario non è mai stata così pressante”, ha dichiarato Minoru Usui, presidente di Epson. “Le malattie croniche sono sempre più diffuse e la popolazione sta invecchiando. Dobbiamo quindi trasformare il settore sanitario, favorendo la prevenzione delle malattie anziché la loro cura. Sarebbe un passo davvero coraggioso in un campo dove diagnosi e trattamento sono alla base di tutto”.

Per quanto riguarda stampa 3D e stampa organica/biologica, il 72% dei professionisti della sanità è convinto che potrebbero ridurre i tempi di attesa per gli interventi chirurgici. Un ulteriore 70% sostiene che così anche gli interventi e le terapie avrebbero più efficacia.

La realtà aumentata è considerata rivoluzionaria dalla metà degli intervistati: per il 45% cambierebbe il modo in cui si svolge la formazione chirurgica. Gli intervistati hanno anche riconosciuto l’importanza futura dei robot e della loro interazione con gli esseri umani: secondo il 34%, le cure sanitarie potrebbero essere affidate a queste macchine in modo che il personale medico possa dedicarsi mansioni più qualificate.

Per il 72% del campione, un maggiore accesso ai dati dei pazienti migliorerebbe l’erogazione delle cure ai pazienti mentre, secondo il 76%, la maggiore disponibilità dei dati favorirebbe anche la condivisione delle conoscenze sul campo grazie all’accesso remoto e alla collaborazione virtuale, possibili mediante la tecnologia.

Oltre alle problematiche legate alla privacy dei dati e ai tempi e costi, l’indagine ha evidenziato anche altre questioni da affrontare come l’etica e la responsabilità. Il 65% degli intervistati crede che gli aspetti etici potrebbero in qualche modo rallentare o bloccare l’implementazione della tecnologia, mentre il 70% concorda sul fatto che, in caso di complicazioni, l’imputazione della responsabilità potrebbe essere il problema principale.

“Epson promuove il cambiamento tecnologico sviluppando soluzioni in grado di aumentare l’efficienza e la produttività di chi opera in vari settori, compreso quello della sanità”, ha dichiarato Usui.