Big data, la sanità ha fame di cloud

Secondo gli esperti riuniti al convegno "La gestione del dato sanitario, sicurezza e cloud nell'era dei big data" a Milano, il servizio sanitario nazionale deve correre ai ripari facendo uso dell'archiviazione cloud. Solo così il sistema riuscirebbe a ridurre i costi e a proteggere meglio i dati

“I sistemi che non si adattano sono sistemi che da un punto di vista finanziario sono destinati a saltare”. Sentenzia così Angelo Capelli, Vicepresidente della III Commissione sanità e politiche sociali della Regione Lombardia. Secondo lui e secondo gli esperti riuniti oggi a Palazzo Pirelli a Milano per l’incontro “La gestione del dato sanitario, sicurezza e cloud nell’era dei big data”, il futuro del dato nel campo della salute pubblica è il cloud.
I vantaggi sono almeno due. Prima di tutto l’immagazzinamento delle informazioni una fruizione più agile delle informazioni tra i vari operatori sanitari. In secondo luogo, con l’acquisizione dei dati è possibile fare alcune predizioni in merito a determinate patologie e gestire al meglio i nuovi test clinici partendo da campioni molto più ampi. Questo, chiaramente, si ripercuote positivamente sui costi. Per Nicola Ruggiero, vicepresidente di Anitec, associazione nazionale industria informatica, telecomunicazioni ed elettronica di consumo, nell’immediato futuro “il medico dovrà essere affiancato da informatici, ingegneri elettronici e statistici”, per meglio comprendere le potenzialità dei big data.
Ma quanto spazio occupa archiviare tutto? La domanda se l’è posta Paolo Colli Franzone, dell’Osservatorio Netics. Secondo i dati che ha presentato al convegno a Milano, lo stoccaggio di queste informazioni pesa eccome, tanto che sarà sempre più difficile contenerle all’interno di server “fisici”. Per questo è necessario il trasferimento in cloud. Ogni paziente in Italia “pesa” per circa 80 Mb (76 per le immagini e quattro per i dati alfanumerici). Le immagini delle Tac hanno una dimensione di 95 Mb, il vetrino anatomia patologica di 2Gb, mentre quella di un’endoscopia di circa 70Mb. Sempre secondo l’esperto di Netics, l’Ssn ha fame di “spazio di archiviazione”. I circa sedicimila server di cui dispone iniziano a stare stretti. Nel 2015 sono stati utilizzati circa 22 terabyte di memoria, ma in vent’anni si prevede un incremento del bisogno del 40%.

“Entro il 2020 i dati non strutturati in un ospedale medio saranno di 200 terabyte e in otto anni a partire da oggi i grandi ospedali utilizzeranno piattaforme di machine learning per il supporto alle decisione diagnostiche, terapeutiche e assistenziali”, ha continuato Colli Franzone, che avvisa: “La quantità di attacchi cibernetici, inoltre, è destinata a crescere del 25% a partire dal 2026“.
Anche dal punto di vista della sicurezza il cloud può aiutare: oltre a semplificare la governance del dato e a razionalizzare la spesa, la “nuvola” dovrebbe anche rinforzare le misure di sicurezza contro i crimini cibernetici.
Sempre secondo la ricerca di Colli Franzone il 64% delle Regioni è favorevole al trasferimento in cloud (anche se principalmente per backup).