Anti-epatite e innovativi, il ministero apre all’import per uso personale

Un circolare del dicastero guidato da Beatrice Lorenzin chiarisce che l’importazione “fai-da-te” è legittima non soltanto quando manca una valida alternativa terapeutica, ma anche quando l’accesso al farmaco è ostacolato dal prezzo troppo alto

I pazienti italiani possono importare dall’estero un medicinale autorizzato in altri paesi ma non Italia, oppure un farmaco innovativo – il caso scuola è quello degli anti-epatite C – che qui ha un costo troppo alto o che il paziente non può ricevere dal Servizio sanitario nazionale perché non rientra tra i criteri di trattamento. Lo spiega una circolare del ministero della Salute inviata nei giorni scorsi agli Uffici periferici della sanità marittima, aerea e di frontiera. Un’iniziativa che arriva dopo i casi dei farmaci anti-epatite C sequestrati nei mesi scorsi in porti ed aeroporti e poi “sbloccati” dai tribunali.  “Nelle ultime settimane – spiega in una nota il ministro Beatrice Lorenzin – abbiamo avuto molte segnalazioni su farmaci che, regolarmente importati da pazienti italiani per esigenze personali di cura, venivano bloccati in Dogana, anche se si trattava di farmaci  legalmente autorizzati in un Paese estero, sebbene non autorizzati in Italia. La Dogana bloccava questi farmaci sulla base di una interpretazione restrittiva della normativa vigente, ritenendo, contro l’evidenza scientifica, che fossero identici due farmaci anche se vi fosse diversità di dosaggio, eccipienti, modalità di somministrazione. Con la mia circolare questo è stato chiarito”. L’import dei medicinali è concesso in deroga, con prescrizione del medico curante, anche “quando il medicinale del quale si chiede l’importazione, pur in presenza di analogo medicinale regolarmente autorizzato in Italia, presenti un diverso dosaggio di principio attivo, una diversa via di somministrazione, eccipienti diversi o una diversa formulazione di principi attivi”.

La possibilità di un import “fai da te”- stabilita dal Dm 11 febbraio 1997 – riguarda infatti medicinali innovativi registrati all’estero ma non in Italia. Ma “la mancanza di una valida alternativa terapeutica” può ricorrere – precisa ora la circolare – anche quando l’accesso al farmaco è ostacolato dal prezzo troppo alto. E’ il caso, appunto, dei super-farmaci gioiello contro l’epatite C, ma anche di numerosi innovativi dai prezzi elevati.  In questo modo, sottolinea il ministro Lorenzin, “abbiamo rimosso un odioso ostacolo burocratico sulla via della libertà ed effettività delle cure”.

 

LA CIRCOLARE