Nuovi Lea, Gimbe: ecco le criticità che rallentano la piena applicazione

Nomenclatori, malattie rare, disparità regionali e aggiornamento: un’analisi critica dell’Osservatorio sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale segnala gli intoppi che dilatano i tempi di accesso alle novità introdotte con i nuovi Livelli essenziali di assistenza

Nomenclatori senza tariffario, reti e registri delle malattie rare ancora non disponibili, criteri uniformi per l’erogazione delle prestazioni rimandati a intese Stato-Regioni, assenza di un metodo esplicito per l’aggiornamento delle prestazioni. Sono queste le principali criticità che dilatano i tempi per una piena applicazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) secondo la Fondazione Gimbe.
Nell’ambito delle attività dell’Osservatorio per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale (Ssn), la fondazione analizzato il Dpcm che aggiorna i Lea e i relativi allegati: in particolare – spiega la fondazione in una nota – i commi 1-5 dell’articolo 64 (Norme finali e transitorie) fanno emergere un provvedimento “orfano” di documentazioni tecniche indispensabili che rimanda a “ulteriori atti legislativi dalle tempistiche in parte ignote e imprevedibili, in parte note ma difficilmente applicabili in tutte le Regioni secondo le scadenze previste”.

Nomenclatori specialistica ambulatoriale e protesica. Secondo la fondazione, il “cavallo di battaglia” dei nuovi Lea – cioè i nomenclatori per la specialistica ambulatoriale e protesica – risulta “azzoppato” perché i nomenclatori sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale senza le corrispondenti tariffe. Il Dpcm – rileva la fondazione – non utilizza mai il termine “nomenclatori tariffari” e i commi 2 e 3 dell’art. 64 precisano che l’entrata in vigore dei nomenclatori dell’assistenza specialistica e protesica è subordinata all’operatività dei provvedimenti che fisseranno le tariffe massime delle prestazioni, ovvero un “decreto del ministro della Salute di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze, sentita l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome”. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei nomenclatori “orfani di tariffe” configura – secondo l’osservatorio Gimbe – un paradosso normativo ratificato dal comma 5 dell’art. 64. Se vero è che il Dpcm sui nuovi Lea sostituisce integralmente il precedente Dpcm 29 novembre 2001, di fatto i nomenclatori tariffari in vigore saranno abrogati solo quando sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto di cui sopra. “Considerato che sono ancora in atto le consultazioni con varie categorie di stakeholder per la definizione delle tariffe delle prestazioni – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – i tempi necessari per l’entrata in vigore dei nuovi nomenclatori della specialistica ambulatoriale e della protesica sono totalmente imprevedibili”.

Malattie rare. I nuovi Lea includono 110 nuove entità tra singole malattie rare e gruppi di malattie. Tuttavia, il comma 4 dell’art. 64, precisa che le disposizioni in merito entreranno in vigore 180 giorni dopo la data di pubblicazione del Dpcm. “A Regioni e Provincie autonome – chiede Cartabellotta – basteranno sei mesi per adeguare le reti regionali per le malattie rare con l’individuazione dei relativi presidi e registri regionali? Ma soprattutto, quali azioni sono previste per tutelare i pazienti con malattie rare nelle regioni inadempienti?”.

Modalità di erogazione delle prestazioni. La definizione di criteri uniformi per l’individuazione di limiti e modalità di erogazione delle prestazioni è rinviata a successivi accordi sanciti dalla Conferenza Stato-Regioni su proposta del ministro della Salute. “Traducendo l’ineccepibile politichese con cui è redatto il comma 1 dell’art. 64 – sottolinea Cartabellotta – la standardizzazione su tutto il territorio nazionale dei criteri di erogazione delle prestazioni dei nuovi Lea (dispositivi monouso, assistenza protesica, assistenza ambulatoriale, percorsi assistenziali integrati, etc.) viene ancora una volta rimandata ad atti successivi le cui tempistiche non sono definite dal Dpcm”.

Commissione nazionale per l’aggiornamento dei Lea e promozione dell’appropriatezza.  Insediata l’11 ottobre 2016 con il compito di garantire il costante aggiornamento dei Lea attraverso una procedura semplificata e rapida, la Commissione nazionale per l’aggiornamento dei Lea avrebbe dovuto formulare, entro il 28 febbraio 2017, una prima proposta di revisione da formalizzare entro il 15 marzo: entrambe le scadenze non sono state rispettate. “Abbiamo ripetutamente rilevato – precisa Cartabellotta – anche in sedi istituzionali che l’assenza di una metodologia esplicita per l’inserimento/esclusione delle prestazioni dei Lea rappresenta il tallone d’Achille del Dpcm: infatti, tale carenza rende estremamente complesso effettuare l’aggiornamento annuale delle prestazioni in un contesto caratterizzato da risorse limitate, continuo turnover tecnologico e necessità di mantenere ampio consenso professionale e sociale”.