La primavera degli investimenti nel settore farmaceutico e l’alleato fiscale

Sul versante investimenti si segnalano quasi tre miliardi di euro impiegati prevalentemente in ricerca e sviluppo e produzione, ma la burocrazia può essere di ostacolo per il futuro del farmaceutico

Corporate venture capital

L’industria farmaceutica italiana si caratterizza per eccellere nei prodotti biotech, emoderivati, nei vaccini, nei farmaci per malattie rare e nelle terapie avanzate. Sul versante investimenti si segnalano quasi tre miliardi di euro impiegati prevalentemente in ricerca e sviluppo e produzione. Per quanto l’Italia sia stata un paese attraente dal punto di vista delle competenze ed eccellenze locali, l’incertezza normativa e le lungaggini burocratiche hanno tuttavia spesso rappresentato un ostacolo/rallentamento ai tentativi di investimento.
Con riferimento al primo fattore critico, è importante evidenziare che nel 2015 è stato introdotto, in ambito tributario, l’istituto dell’interpello sui nuovi investimenti (introdotto dall’articolo 2 del D. Lgs. n. 147/2015, c.d. “decreto internazionalizzazione”).

Tale istituto si concretizza in un’istanza indirizzata all’Agenzia delle Entrate, in particolare Direzione Centrale Normativa – Ufficio Interpelli Nuovi Investimenti, o, per i soggetti in regime di adempimento collaborativo (cosiddetto cooperative compliance), al competente ufficio della Direzione centrale accertamento. L’istituto è accessibile sia da parte degli investitori italiani che da investitori stranieri non aventi al momento alcuna presenza in Italia. Il requisito oggettivo è rappresentato dall’intenzione di effettuare, nel territorio dello Stato, investimenti aventi un valore non inferiore a trenta milioni di euro.
L’istanza, oltre a contenere una descrizione analitica dell’investimento corredata dal business plan, è finalizzata alla formulazione di quesiti riconducibili ad una o più delle tipologie di interpello disciplinate dallo Statuto del contribuente (interpretativo, qualificatorio, probatorio e anti-abuso), nonché a presentare istanze dirette ad individuare con certezza il complessivo trattamento tributario applicabile al piano di investimenti descritto.
La risposta da parte dell’ufficio competente dell’Agenzia delle Entrate deve essere fornita entro 120 giorni (prorogabili, se necessaria documentazione integrativa, di ulteriori 90 giorni) e vincola l’Agenzia delle Entrate, in relazione al piano di investimento descritto nell’istanza, nei confronti di tutti i soggetti coinvolti nell’investimento, senza possibilità di rettifica in autotutela, restando valida fino a che sono invariate le circostanze di fatto e di diritto sulla cui base è stata resa (o desunta in caso di silenzio-assenso). Eventuali attività di accertamento svolte da qualsiasi organo competente, saranno comunque limitate a fattispecie non oggetto dell’interpello sui nuovi investimenti.

L’introduzione di questo istituto rappresenta indubbiamente un tassello importante del percorso virtuoso che l’Italia ha intrapreso negli ultimi anni per divenire un importante partner per le imprese che vogliono investire in un paese caratterizzato da specifiche eccellenze come quelle del settore farmaceutico. La certezza del trattamento tributario che deriva dalla risposta all’interpello, consentirà le figure apicali delle imprese a concentrarsi sull’attività d’impresa limitandosi, per quanto attiene l’aspetto tributario, a verificare il rispetto dell’accordo. Tale istituto, di sicuro interesse per il settore farmaceutico, rappresenta pertanto il contributo del legislatore fiscale al rinascimento dell’industria farmaceutica italiana.

A cura di A cura di Stefano Simontacchi e Francesco Saverio Scandone, membri del Focus Team Healthcare e Life sciences di BonelliErede

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