Cliniche specializzate per somministrare la ketamina

È la richiesta di un gruppo di esperti dell’Università di Oxford che sulle pagine di Lancet Psychiatry chiede che il farmaco venga sviluppato e somministrato in maniera responsabile in centri dedicati dove i pazienti che non rispondono ad altre terapie possano essere monitorati

Gli effetti positivi della ketamina per le forme più gravi di depressione sono ormai note. Tanto da portare alcuni esperti dell’Università di Oxford a chiedere che venga sviluppata in maniera responsabile come farmaco psichiatrico. Nelle pagine pubblicate sulla rivista Lancet Psychiatry, i clinici scrivono che è arrivato il momento di pensare a una strategia etica e innovativa da parte dei medici per prescrivere questo prodotto in condizioni controllate.  “Crediamo che i pazienti debbano essere trattati all’interno di centri specializzati e che la somministrazione del farmaco debba essere tracciata tramite registri nazionali o internazionali” ha spiegato Rupert McShane, psichiatra consulente e ricercatore di Oxford che ha condotto una serie di studi sulla ketamina.

La ketamina – nota sia per le sue proprietà stupefacenti sia come anestetico e antidolorifico – è in fase di sperimentazione in diversi centri per il trattamento della depressione cronica e ricorrente soprattutto nella popolazione di pazienti che non rispondono alle terapie attualmente disponibili, come il prozac o il seroxat.

Intanto la società farmaceutica statunitense Johnson & Johnson sta sviluppando una forma intranasale del farmaco, chiamato “esketamine”. I risultati finora sono stati abbastanza promettente anche per la Food and Drug Administration che ha parlato di stato “breakthrough” per il medicinale, che potrebbe così usufruire di un percorso regolatorio più snello e agevolato.

Secondo McShane e il suo co-ricercatore Ilina Singh hanno raccontato alla Reuters che negli ultimi anni ci sarebbe stato un preoccupante aumento dell’utilizzo della ketamina in cliniche private statunitensi, con ampia variabilità da un centro all’altro. Per questo servono delle linee guida e opportuni registri per monitorare i pazienti responders. Proprio il mese scorso, l’American Psychiatric Association ha rilasciato un consenso sulla guida sicura anche con utilizzo della ketamina, per i pazienti più gravi che non rispondono agli antidepressivi regolari.

Si tratta ovviamente di dosi che non hanno nulla a che vedere con quelle che vengono assunte nei locali o fuori dai contesti clinici: molto inferiori e con somministrazioni controllate (circa 80 mg una volta alla settimana). Secondo i ricercatori di Oxford la ketamina avrebbe un grande potenziale per contribuire a curare quelle che persone che non traggono beneficio dalle terapie tradizionali e sarebbe un errore non trovare un modo per far sì che possano beneficiarne.

Il fatto di seguire i pazienti all’interno di centri specializzati dovrebbe aiutare i medici a individuare eventuali problemi iniziali, come l’abuso, portandoli se necessario a rivedere dose, frequenza di somministrazione, percorso e durata del trattamento.