European Inventor Awards, 4 italiani su 15 in finale

Rino Rappuoli, Giuseppe Remuzzi, Carlamaria Zoja e Ariela Benigni sono i connazionali arrivati fino in fondo. Il 15 giugno all'Arsenale di Venezia la cerimonia di premiazione finale

società italiana di tossicologia

Un premio agli ‘inventori di scienza’. E non a caso il trofeo ha la forma di una vela, “simbolo
dell’esplorazione e dell’ingegno”, a ricordare come “un’idea inventiva possa spingere l’umanità verso lidi inesplorati”. E’ lo spirito degli European Inventor Awards, descritto dai suoi promotori. Nell’edizione
2017 questo riconoscimento europeo all’innovazione si tinge di tricolore: è italiana la sede della cerimonia di premiazione – prevista il 15 giugno all’Arsenale di Venezia – e italiani sono anche
quattro dei quindici finalisti. I nomi in lizza sono quelli di scienziati come Rino Rappuoli, pioniere della “vaccinazione inversa”; del nefrologo Giuseppe Remuzzi, e di due ricercatrici del suo team, Carlamaria Zoja e Ariela Benigni, che insieme hanno investito anni di studi su terapie innovative per la nefropatia e le complicanze da trapianti.
Se Rappuoli, 65 anni, è stato selezionato per la categoria “Lifetime Achievement”, una sorta di premio alla carriera, Remuzzi (68 anni), Zoja e Benigni (61) sono fra i finalisti nella categoria “Industry”. A promuovere il premio, arrivato alla sua dodicesima edizione, è l’European Patent Office (Epo). L’obiettivo è dare un riconoscimento agli inventori delle scoperte scientifiche tecnologicamente più
rilevanti che abbiano dimostrato o siano in grado di apportare un impatto sociale ed economico tale da migliorare sensibilmente le condizioni di vita della maggior parte delle persone.

Quest’anno i quindici finalisti selezionati (tre per ognuna delle cinque categorie, cioè Industry, Research, SMEs, Non-Epo Countries, Lifetime Achievement) provengono da 9 Paesi: oltre all’Italia, Francia, Germania, Olanda, Marocco, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Usa. A questi si aggiungerà il 15 giugno il vincitore del ‘Popular Prize’, il finalista più votato sul sito di Epo.
Creativi, pionieri, coraggiosi: sono gli aggettivi ricorrenti nelle presentazioni dei ricercatori che si disputeranno la finale. “Rappuoli ha dischiuso i potenziali benefici della genomica nel settore della sanità pubblica e ha aperto la strada a un modo più efficiente di affrontare le pandemie”, ha spiegato il
presidente di European Patent Office, Benoît Battistelli, annunciando il suo nome fra i finalisti 2017. I vaccini brevettati dal microbiologo senese – derivati dal sequenziamento del genoma degli agenti patogeni – sono ora “immunizzazioni standard somministrate a milioni di persone nel mondo”, ha ricordato ancora Battistelli. “Molte malattie infettive pericolose, specialmente quelle che colpiscono i
bambini, sono oggi al bando. Inoltre Rappuoli si è posto l’obiettivo di aiutare a combattere le malattie infettive nelle aree del mondo meno favorite”.

L’approccio da lui coltivato ha cambiato le regole di sviluppo delle “iniezioni scudo”. Aprendo a una nuova generazione di vaccini “non basati su colture di agenti patogeni – ha precisato lo stesso Rappuoli, che ha ottenuto o depositato a suo nome 150 famiglie di brevetti – ma disegnati al computer sulla base della mappa genomica del batterio. Questo significa che i sieri iniettati contengono solo le componenti del batterio necessarie a far scattare l’immunità”.
Da una vita dedicata ai vaccini alla lotta contro la dialisi come destino ineluttabile per chi soffre di malattia renale cronica. “Il cuore batte, i polmoni respirano, ma il rene non fa rumore e spesso le persone arrivano a una insufficienza renale terminale senza essersi mai accorti che qualcosa non andava”, ha raccontato Remuzzi in un video in cui viene presentata l’attività del nefrologo e delle altre due finaliste, Zoja e Benigni.

“Questi ricercatori – ha detto di loro il presidente di Epo, Battistelli – sono leader globali nella lotta contro la malattia renale cronica. Le loro intuizioni rivoluzionarie sulle cause della nefropatia hanno dato nuova speranza a milioni di persone. Le innovazioni di questo team hanno migliorato il livello delle cure e i risultati delle terapie dimostrando che la dialisi non è un destino scontato”. Remuzzi ha scoperto che l’utilizzo di alcuni inibitori enzimatici (Ace inhibitors) già utilizzati per curare l’ipertensione, potevano apportare benefici anche per il trattamento dei malati affetti da insufficienza renale cronica. Rallentando l’infiammazione del rene, i farmaci prodotti a seguito di questa intuizione costituiscono ormai la base dei trattamenti clinici standard per oltre duecento milioni di pazienti al mondo affetti da malattie renali croniche e per coloro che hanno subito un trapianto di reni, intestino o fegato.