Brexit, l’esodo delle Big Pharma è un rischio concreto

L'ultimatum di Lisa Anson, neoeletta presidente dell'Association of the British Pharmaceutical Industry, è chiaro: servono 20 milioni di sterline in più per l'Nhs per evitare che molti stabilimenti possano trasferirsi altrove

L’impoverimento del sistema sanitario nazionale britannico (Nhs) rischia di essere un disincentivo per le industrie farmaceutiche che nel Regno hanno i loro quartier generali o importanti impianti di produzione: anzi, potrebbe persino innescare un esodo in piena regola. Il monito arriva, in apertura sul Times, da Lisa Anson, neoeletta presidente dell’Association of the British Pharmaceutical Industry, organizzazione di categoria che raccoglie colossi globali del settore presenti nel Paese come Pfizer o Novartis e aziende storicamente britanniche quali Gsk o Astra-Zeneca.
L’ultimatum di Anson è esplicito: molti stabilimenti, dice, potrebbero essere trasferiti altrove se il governo conservatore di Theresa May non invertirà la politica dei tagli e non farà giungere alle strutture ospedaliere e di laboratorio dell’Nhs uno stanziamento extra di “20 miliardi di sterline all’anno”, considerato vitale. In mancanza di maggiore ossigeno finanziario a un sistema sanitario sempre più in crisi, argomenta Anson, le industrie farmaceutiche non sarebbero infatti in grado di “lanciare nuovi medicinali”. E non avrebbe dunque senso per loro continuare a investire nel paese nella misura odierna.