Gimbe: “Inaccettabile e pericolosa disinformazione sulla diagnosi precoce dei tumori”

La Fondazione accusa la televisione di stato che dà spazio a “falsi miracoli”, come la possibilità di diagnosticare i tumori con un semplice prelievo di sangue; e smentisce categoricamente la notizia chiedendo alle istituzioni una rigorosa governance delle informazioni sulla salute trasmesse dal servizio pubblico

“È inaccettabile che la televisione di Stato permetta a ricercatori in palese conflitto di interessi di diffondere informazioni sulla salute delle persone non ancora validate dalla comunità scientifica e che al momento non hanno nessuna applicazione reale nella pratica clinica e nella sanità pubblica”. A lanciare l’accusa è Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe, in seguito all’intervento di Patrizia Paterlini-Bréchot, docente di biologia cellulare e molecolare all’Università di Paris-Descartes, durante la trasmissione Porta a Porta andata in onda la sera del 2 maggio quando ha presentato il suo libro “Uccidere il cancro”. Cavallo di battaglia della ricercatrice è il cosiddetto test Iset, un esame del sangue che per 486 euro sarebbe in grado di diagnosticare il tumore con diversi anni di anticipo.

“Il livello di validazione del test ISET – già brevettato dalla dott.ssa Paterlini e altri ricercatori e di proprietà della società Rarecells – dal punto di vista scientifico è assolutamente preliminare – spiega la Fondazione Gimbe in un comunicato stampa – come dimostra anche l’ultimo studio pubblicato a gennaio (Plos ONE 2017;12: e0169427). In altri termini, come ha già rilevato ieri Carmine Pinto – Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) – non conosciamo affatto la capacità del test Iset di predire i tumori, semplicemente perché non è ancora stato valutato in rigorosi studi clinici sull’uomo”.

Il sito web dell’azienda Rarecells riporta che “la tecnologia Iset è stata validata da oltre 50 studi scientifici indipendenti realizzati su oltre 2.000 pazienti affetti da differenti tipologie di tumore (cancro ai polmoni, cancro del seno, cancro della prostata, cancro del fegato, cancro del rene, melanoma cutaneo ed uveale, cancro del pancreas, sarcomi, etc…) e più di 600 soggetti sani”. Tuttavia, i suddetti studi – disponibili a www.rarecells.com/iset-publication.html – sono sì sostenuti da avvincenti ipotesi scientifiche e promettenti risultati preliminari, ma non legittimano alcuna raccomandazione per la pratica clinica, né tantomeno informazioni da diffondere alla popolazione, a dispetto di quanto affermato in maniera molto convincente sul sito web www.isetbyrarecells.com/it. A riprova di questo, il test Iset non è citato, né tantomeno raccomandato, da nessuna linea guida nazionale o internazionale sulla diagnosi di alcun tumore.

“Se anche la televisione di Stato, sostenuta dai contribuenti, alimenta la disinformazione scientifica illudendo cittadini e pazienti – continua Cartabellotta – le Istituzioni preposte a vigilare sulla salute delle persone devono intervenire in maniera sistematica e senza indugi. Il servizio pubblico di informazione non deve e non può in nessun modo alimentare false aspettative: la scienza non può essere oggetto di falsi proclami, né di legittimazioni di pratiche e test non validati, perché rischiano di danneggiare la salute delle persone e compromettere la sostenibilità del servizio sanitario nazionale. La battaglia contro il cancro si vince gradualmente grazie al lavoro di tanti ricercatori che ogni giorno fanno un passo in avanti, legittimando e confermando le loro scoperte secondo le regole della comunità scientifica. Enfatizzare risultati preliminari della ricerca attraverso il sensazionalismo offerto dal cortocircuito mediatico non è etico e non è scientifico, né per i ricercatori, né per i giornalisti”.