Antibioticoresistenza: 2000 casi di batteriemie l’anno

A rivelarlo il primo Report sulle batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità sulla base dei risultati del sistema di sorveglianza istituito dal Ministero della Salute: Klebsiella pneumoniae è il principale responsabile delle infezioni presso le strutture sanitarie

Klebsiella pneumoniae. È il batterio responsabile delle maggior parte delle infezioni che avvengono presso le strutture sanitarie. A smascherarlo è il primo Report sulle batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità che ha elaborato per la prima volta i risultati del sistema di sorveglianza istituito dal Ministero della Salute. Dai dati emergono circa 2000 casi di batteriemie l’anno, maggiormente in pazienti di età compresa tra 65 e 80 anni, ricoverati in unità di terapia intensiva ma anche in reparti medici e chirurgici. Lavarsi le mani è il principale strumento che abbiamo per prevenire le infezioni nelle strutture sanitarie. Insieme a buone pratiche cliniche come l’uso appropriato degli antibiotici e l’adozione di soluzioni tecnologiche che aiutino la prevenzione e il controllo delle infezioni, infatti, possono ridurre il contagio fino al 30%.

“Grazie a questo sistema di sorveglianza abbiamo una dimensione molto più vicina alla realtà relativamente al fenomeno della diffusione di questo patogeno nelle corsie ospedaliere  – dichiara Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – Disponiamo oggi di un’evidenza che ci impone di farne una priorità di salute pubblica e di  mettere in campo tutte le risorse disponibili, economiche e non, in tutti gli ospedali per contrastare questo fenomeno: dall’osservazione puntuale del lavaggio delle mani fino all’istituzione di personale sanitario dedicato al controllo delle infezioni e di figure professionali per guidare un appropriato utilizzo di queste molecole. Essenziale resta il contributo delle Regioni nella segnalazione puntuale del fenomeno per avere un quadro sempre più preciso che ci consenta di fare interventi mirati e comprenderne l’efficacia”.

Soprattutto per alcuni tipi di batteri, come gli Enterobatteri resistenti ai carbapenemi, antibiotici di ultima risorsa, contro i quali gli antibiotici efficaci sono limitatissimi o mancano del tutto, ci dobbiamo difendere con le poche armi che abbiamo a disposizione, appunto l’igiene delle mani. Tra le infezioni da batteri resistenti, le batteriemie sono sicuramente le più gravi e le più letali. Le batteriemie sono dovute nella gran parte dei casi a Klebsiella pneumoniae che produce un enzima chiamato KPC.  L’ampiezza del fenomeno è veramente drammatica, se si considera che i casi di batteriemia sono probabilmente sottonotificati, almeno da alcune regioni ed aree geografiche, e che la mortalità associata a queste infezioni è almeno del 30%.  Il batterio Klebsiella pneumoniae, è un microrganismo che oltre a batteriemie causa anche infezioni urinarie e polmoniti. La resistenza ai carbapenemi è spesso associata a resistenza ad altre classi di antibiotici, compresa la colistina, un vecchio antibiotico rispolverato come rimedio estremo contro questi batteri resistenti a quasi tutti gli antibiotici. Per questo l’Oms ha classificato questi batteri tra quelli critici ad altissima priorità per lo sviluppo di nuovi antibiotici.

L’Italia è un paese che si può considerare “iperendemico”: per incidenza di queste infezioni rispetto alle giornate di degenza l’Italia è al secondo posto in Europa, dopo la Grecia secondo i dati dello studio EuSCAPE (recentemente pubblicato su Lancet Infectious Diseases) che traccia l’epidemiologia pan-europea di queste infezioni e al quale l’Italia ha partecipato col coordinamento dell’Iss.

“Si tratta di un problema che ha un grave impatto umano per le 7mila vite perse ogni anno in Italia, ma anche un forte peso economico e sociale per i costi di degenza quasi triplicati per complicanze post-ricovero” ha aggiunto Assobiomedica in occasione della Giornata mondiale dell’igiene delle mani, istituita dall’Organizzazione mondiale della Sanità il 5 maggio. “È importante che le strutture sanitarie – ha dichiarato il Presidente di Assobiomedica, Luigi Boggio – effettuino un cambiamento decisivo in questo senso e comincino ad adottare misure virtuose per ridurre il fenomeno delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria sia per la tutela della salute dei pazienti che per la sostenibilità del sistema sanitario. Ci auguriamo che il Piano contro i batteri multiresistenti del Ministero della Salute introduca sistemi di prevenzione e monitoraggio delle infezioni che arginino il problema: dalla formazione del personale medico-sanitario all’introduzione di tecnologie innovative costo-efficaci, dalla riduzione dei rischi attraverso un adeguato livello di pulizia e igiene degli ambienti ospedalieri alla definizione di politiche sulla prevenzione dei rischi. È infatti necessario intervenire quanto prima sia sui diversi livelli organizzativi sia su strumenti e mezzi utilizzati dagli operatori sanitari, che grazie alla collaborazione e al lavoro interdisciplinare, permettano di ridurre il tasso di infezioni correlate all’assistenza sanitaria e contrastare l’antimicrobico resistenza”.