In Europa costi delle terapie in calo (anche del 50%) grazie ai biosimilari

Un rapporto di Quintiles Ims fotografa i risparmi in termini di oneri per giorni di trattamento. Esemplare il caso delle epoetine in Portogallo: spesa giù del 66%. Florenzano (Ibg): “Concorrenza efficace, occorre ampliare il numero di player sul mercato”

I costi delle terapie vanno giù, e non di poco, quando sul mercato arriva un farmaco biosimilare. Con riduzioni degli oneri per giorni di trattamento tra il 10 e il 50% nelle diverse aree terapeutiche. E alcuni casi eclatanti: in Portogallo le epoetine hanno fatto registrare una contrazione della spesa del 66 per cento. È quanto emerge dal rapporto “The Impact of Biosimilar Competition in Europe”, realizzato da Quintiles Ims su richiesta dei servizi della Commissione europea con il contributo di Efpia, Medicines for Europe e EuropaBio. Il report è stato presentato nei giorni scorsi a Bruxelles assieme alla Guida Ema–Commissione Ue sui biosimilari indirizzata agli operatori sanitari. Il documento – basato sui dati di mercato 2016 – propone quattro set di indicatori (Key Performance Indicators) che analizzano la penetrazione dei biosimilari sul mercato utilizzando l’unità di misura delle giornate di trattamento.   Tra le performance rilevanti, il rapporto segnala anche le riduzioni di costo registrate per l’ormone della crescita (HGH) in Finlandia (-52%), per i fattori di crescita granulocitari in Romania (-62%), per gli anti-TNF in Svezia (-39%).

Per quanto riguarda i singoli prodotti, a registrare la riduzione più vistosa dei listini sono stati i mercati delle epoetine e dei fattori di crescita granulocitari (con una diminuzione media del -27% del costo del trattamento giornaliero in media sul totale del mercato), seguiti dal mercato dell’ormone della crescita (-15%) e dell’anti-TNF (-10%).

Numeri che evidenziano “una realtà già conosciuta” secondo Manlio Florenzano, coordinatore dell’Italian Biosimilars Group (Ibg): “In tutti Paesi è stata registrata una consistente riduzione media dei prezzi nelle aree terapeutiche in cui sono stati introdotti biosimilari perché la pressione concorrenziale si riflette non solo sul prodotto comparabile bensì sull’intera classe terapeutica. Il rapporto – prosegue Florenzano – indica con chiarezza la necessità di garantire la presenta del massimo numero di player sul mercato per realizzare i migliori risultati nel lungo periodo, abbandonando le politiche tese a limitare il numero dei concorrenti attivi, efficaci forse a brevissimo termine ma destinate a fallire l’obiettivo condiviso dai Paesi europei, di un sempre maggiore ampliamento della platea dei pazienti che hanno accesso alle cure innovative e costose. Poiché è innegabile che – conclude il coordinatore dell’Ibg – la compresenza  sul mercato di una maggiore scelta di principi attivi, biologici e biosimilari, in ciascuna area terapeutica rappresenta sia per il medico che per il paziente la miglior garanzia di poter accedere alle cure più appropriate per ciascuna condizione patologica”.