Maternità sempre più accessibile per le donne con la sclerosi multipla

Se n’è parlato oggi durante la sesta edizione del Bems, Best Evidences in Multiple Sclerosis: aumenta l’incidenza della malattia tra le donne, che oggi possono contare anche su un farmaco senza controindicazioni durante il periodo di gestazione

La cattiva notizia è che l’incidenza della sclerosi multipla da qualche anno è in costante aumento tra le donne. Due nuove diagnosi su tre sono donne tra i 20 e 40 anni e si stima arriveranno a tre su quatto. La buona notizia è che ora finalmente dati scientifici ed esperti non sono più contrari al conseguimento della maternità per le donne che sono affette dalla patologia e anzi sembra addirittura conferire un fattore di protezione. Oggi inoltre esistono prove di sicurezza per il Copaxone, medicinale sviluppato da Teva, durante la gravidanza, mentre fino a una ventina di anni fa le pazienti erano costrette a interrompere il trattamento. Resta invece da chiarirne l’effetto durante l’allattamento. A spiegarlo sono gli esperti riuniti a Milano per la sesta edizione del Bems, Best Evidences in Multiple Sclerosis, che tra gli altri temi hanno parlato del desiderio di genitorialità dei pazienti colpiti da sclerosi multipla, la pianificazione familiare, la gestione della gravidanza e dell’allattamento, le opportunità terapeutiche disponibili.

“Fino a 20 anni fa le pazienti che desideravano affrontare una gravidanza dopo una diagnosi di SM, venivano fortemente disincentivate a farlo,” racconta il professor Giovanni Luigi Mancardi, President Elect della Società Italiana Neurologia per il biennio 2017/2019. “Da allora molto è cambiato e ora sappiamo che le persone con SM possono pianificare una gravidanza con serenità. Il rischio che il bambino o la bambina sviluppino la patologia è ancora relativamente basso (circa il 2-3%) e degli studi evidenziano come la gravidanza sia protettiva verso la patologia”.

“La sicurezza e la tollerabilità del Glatiramer acetato (Copaxone) sono state accertate da anni di pratica clinica e basate sull’esperienza di migliaia di pazienti trattati, tanto che la controindicazione dell’uso del farmaco in gravidanza era già stata sospesa per la formulazione da 20mg e ora è arrivata a livello europeo anche per quella da 40mg” spiega Roberta Bonardi, Senior Business Unit Director BU Innovative di Teva Italia. “Questo consente oggi ai pazienti, di concerto con i loro medici, di non sospendere la terapia durante la gravidanza qualora sia necessario per la loro salute”. A sostenere la scurezza del medicinale il Progetto PRIMUS (PRegnancy in MUltiple Sclerosis) “che ha gettato le basi per una Consensus che sarà pubblicata a breve sulla prestigiosa rivista Neurological Science Journal, organo ufficiale della Società Italiana di Neurologia” prosegue Bonardi. “Il documento è il risultato di diversi Expert Panel Meeting a cui hanno partecipato neurologi, ginecologi e psicologi, che hanno definito percorsi gestionali interdisciplinari dei pazienti prima, durante e dopo la gravidanza.”

Secondo la ricerca “Il management del percorso di gravidanza nelle pazienti affette da sclerosi multipla”, commissionata da Teva Italia a Doxa Pharma, in un anno sono in media 4,7 le donne che affrontano una gravidanza in un centro per la sclerosi multipla; nel 70% dei casi la gestazione è stata programmata. L’indagine ha coinvolto 80 neurologi e 120 ginecologi, e sia i primi (con una media di 8,5 voti su 10) sia i ginecologi (7,9 voti su 10) si dichiarano favorevoli a supportare il desiderio di maternità delle donne con sclerosi multipla, tema che viene affrontato nel 55% dei casi al momento della diagnosi. Per Maria Pia Amato, ordinario del Dipartimento di neuroscienze dell’università degli Studi di Firenze, “il percorso diagnostico-terapeutico e la pianificazione della maternità o della paternità devono essere valutati ad personam e, qualora il clinico ritenga che la paziente possa intraprendere una gravidanza, è importante che gli specialisti, neurologo, ginecologo e ostetrica, si confrontino per seguirla al meglio”.

Altro tema al centro del dibattito è stata appunto l’integrazione tra le diverse figure professionali coinvolte nella gestione del paziente. Dall’indagine Doxa pharma è risultato che molto spesso infatti le donne si rivolgono a un ginecologo privato che opera da solo e non in collaborazione con il neurologo e gli altri specialisti che seguono la paziente. Ne è emerso che l’ideale sarebbe la creazione di un’unità di cura per le pazienti con sclerosi multipla, che un giorno possono rivolgersi al neurologo, un giorno al ginecologo e così via.

Diverso il tema dell’allattamento che desta ancora qualche perplessità e per cui si attendono dati più certi e definitivi. Un’altra ricerca di Doxa Pharma infatti riguarda il tema “La sclerosi multipla e il periodo dell’allattamento”, e ha coinvolto 70 neurologi afferenti a Centri Sm distribuiti in modo rappresentativo sul territorio, 20 ginecologi scelti in reparti di ostetricia di strutture ospedaliere con un Centro Sm e 33 donne con sclerosi multipla, provenienti da diverse zone della Penisola e che hanno avuto esperienze diverse rispetto all’allattamento. L’attenzione del clinico si rivolge al controllo della patologia che subito dopo il parto potrebbe riprendere in modo aggressivo, anche se recenti studi e meta analisi hanno evidenziato che l’esclusivo allattamento al seno abbia un effetto protettivo sull’attività della SM.

“La questione è dibattuta a livello scientifico e questo si evidenzia anche dalla nostra indagine: il 44% dei neurologi esprime dubbi sull’allattamento al seno”, riferisce Paola Parenti, vice presidente di Doxa Pharma. “Ciò che però in questo percorso risulta essere maggiormente apprezzato dal 61% delle donne e dal 50% dei ginecologi – evidenzia – sono la collaborazione e il coordinamento che i diversi Health Care Professional hanno messo in campo per seguire al meglio le loro pazienti, ma solo laddove esiste una collaborazione strutturata e organizzata tra Neurologia e Ginecologia all’interno della medesima struttura ospedaliera”. “Per poter offrire alla paziente con sclerosi multipla l’assistenza migliore – afferma Giancarlo Comi, direttore del Dipartimento di neurologia dell’università Vita-Salute dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano – occorre da un lato possedere un’adeguata formazione, oltre a saper comunicare tutto questo nel modo migliore per poter permettere alla donna di fare la scelta più consapevole, e dall’altro che vi sia un approccio interdisciplinare alla patologia. Proprio in questo senso va la pubblicazione Primus. A proposito di gestione dei percorsi terapeutici mi sembra doveroso fare un accenno allo studio di fase III “Concerto”, condotto con laquinimod in pazienti con sclerosi multipla recidivante remittente, che non ha raggiunto l’endpoint primario di efficacia. Rimangono attivi altri due studi condotti sulla sclerosi multipla primariamente progressiva e un altro nella malattia di Huntington”.