Antibioticoresistenza, anche i farmaci si potenziano

Con tre livelli di potenziamento, un team di ricercatori americani ha rielaborato il vecchio farmaco Vancomicina portando a una versione che pare essere mille volte più potente della precedente. Il medicinale è ancora in fase di sviluppo. La ricerca è stata pubblicata su Pnas

plasmaderivati

Se i batteri possono mutare diventando resistenti agli antibiotici, non è detto che anche altrettanto non possano fare i ricercatori modificando i farmaci già esistenti per renderli più potenti. È quanto è successo con la Vancomicina, medicinale di vecchia data, scoperto nel 1956 e utilizzato per la prima volta nel 1958. Un gruppo di ricercatori americani lo ha rielaborato portando a una versione che pare essere mille volte più potente della precedente, come spiegano i ricercatori su Pnas. Il nuovo super farmaco può combattere i microorganismi in tre differenti maniere rendendo più complicato per essi raggirare l’effetto terapeutico. La nuova versione della molecola però è ancora in una fase sperimentale e prima di vederla realmente in clinica dovrà passare prima i test in vivo sui modelli animali e infine gli studi clinici. Il gruppo di lavoro del Scripps Research Institute che ha guidato la ricerca spera comunque che il farmaco potenziato sarà disponibile entro cinque anni.

Quella da enterococco resistente alla vancomicina è una delle infezioni da superbug che più preoccupa i medici. È stato infatti identificato all’interno degli ospedali ed è considerato dell’Oms come uno dei batteri resistenti ai farmaci più minacciosi per la salute pubblica. Il gruppo di ricerca ha quindi provato ad apportare alcune modifiche strategiche alla struttura molecolare del vecchio farmaco per renderlo più efficace nell’attaccare i batteri, distruggendo le pareti delle cellule. Tre cambiamenti in particolare sembrano essere di particolare importanza perché sono riusciti ad aumentare la forza e la durata del farmaco. Il medicinale modificato è stato in grado di uccidere campioni di batterio resistente alla vancomicina in laboratorio e ha mantenuto la sua potenza dopo quasi cinquanta esposizione al batterio.
“I microorganismi non possono trovare un sistema per raggirare l’effetto del farmaco, contemporaneamente contro tre meccanismi di azione indipendenti – ha spiegato Dale Boger autore del lavoro, che ha guidato la ricerca – anche se trovassero una soluzione a uno di questi, sarebbero ancora uccisi dagli altri due restanti”.