Pubblico e privato: l’esempio di cooperazione tra Eli Lilly e Regione Toscana

Eli Lilly e le istituzioni locali della regione (comuni, città metropolitana e università), hanno messo in piedi un progetto da 17 milioni di euro per ampliare l'area industriale della società e aprire una nuova scuola nel campus universitario nel Comune di Sesto Fiorentino. Ma l'integrazione tra pubblico e privato trova ancora molti ostacoli

“In Italia si pensa che il pubblico e il privato siano due cose separate”. Paolo Bonaretti, Direttore generale Aster S.Cons.p.A. è lapidario, ma descrive in breve l’aria che si respira nel nostro Paese. Non è pessimismo il suo, quanto realismo. In Italia si sta cercando di superare le difficoltà sinergiche tra pubblico e privato attraverso tutta una serie di iniziative volte a sviluppare nuove strategie di crescita, ma gli ostacoli ci sono eccome. “Pubblico e privato non sono due cose separate se vanno nella stessa direzione”, ha aggiunto Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria.
L’esempio cardine che è stato messo in evidenza durante il convegno “Fare sistema: un’opportunità per la crescita del Paese” organizzato da Eli Lilly Italia Spa insieme a The European House Ambrosetti, è stato quello di un investimento condiviso tra la società farmaceutica e le istituzioni locali per un nuovo progetto edilizio e urbanistico.

Una nuova scuola

Eli Lilly, la Città metropolitana di Firenze, il Comune di Sesto Fiorentino, il Comune di Campi Bisenzio e Università di Firenze stanno portando avanti un nuovo programma per ampliare lo stabilimento produttivo di insulina della società di Sesto Fiorentino e contemporaneamente creare un nuovo edificio scolastico all’interno del polo scientifico e tecnologico universitario di Sesto. L’idea, secondo una lettera di intenti firmata tre anni fa, è quella di spostare i seicento studenti del liceo A.M. Enriques Agnoletti e i trecento del distaccamento a Campi Bisenzio nel nuovo plesso scolastico all’interno del campus. I terreni che saranno liberati verranno comprati da Eli Lilly su cui verranno avviati dei lavori per la costruzioni di nuovi stabilimenti. “I contratti sono fatti e non siamo spaventati da possibili turbolenze politiche – ha spiegato Concetto Vasta, Direttore Public Affairs della multinazionale americana – Il contratto è stato firmato a livello della conferenza dei servizi. Per settembe ci sarà la firma dell’accordo di programma. Entro tre anni sarà liberato l’attuale building della scuola e quando sarà costruito il nuovo stabile completeremo l’espansione della nostra area industriale”.

Il sindaco di Firenze Dario Nardella (a sinistra) e il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi (a destra)

L’ammontare del progetto, avviato già nel 2008, è di circa diciassette milioni, di cui dieci saranno a carico della Regione e i restanti verranno sborsati da Eli Lilly. “Il complesso sarà operativo per l’anno scolastico 2020-2021”, confermano all’unisono il sindaco di Firenze Dario Nardella e il collega di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi.
Nelle istituzioni si respira ottimismo. Una sorta di operazione win-win che trainerà altre opere come la tramvia che collegherà il campus a Firenze. Previste anche nuove assunzioni. “La nuova espansione industriale porterà nuove linee di produzione e nuovo personale”, continua Vasta. Si parla di un migliaio di dipendenti a regime, considerando i settecento già impiegati, ma tutto dipenderà dal numero di linee di produzione che verranno installate. “Stiamo iniziando a produrre anche farmaci biotecnologici e questo impianto sarà il più importante dell’intero gruppo. Produciamo il 50% dell’insulina Lilly qui in Italia e – conclude Vasta – da un anno abbiamo iniziato la produzione di un nuovo farmaco per il diabete”.

Colonne portanti
Tre sono i capisaldi dai quali non si può prescindere se si vuole migliorare la simbiosi tra pubblico e privato. Cultura, ecosistema, pensiero complesso. A delineare il quadro sono stati Mario Melazzini, Direttore generale di Aifa, Ilya Yuffa, nuovo presidente e amministratore delegato di Lilly Italia Hub e Enrico Giovannini, dell’università Tor Vergata di Roma nonché ex ministro del Lavoro e delle politiche sociali durante il governo Letta.
“L’integrazione tra pubblico e privato è un problema di cultura”, chiosa Melazzini secondo il quale è necessario un approccio diverso che possa far fluire finanziamenti dal privato verso il pubblico e permettere maggiori investimenti nella ricerca indipendente.
Yuffa, invece, spera in un ecosistema virtuoso in cui è fondamentale avere uno sponsor che sappia ascoltare e che possa poi mettere in atto tutta una serie di azioni condivise in favore dell’innovazione e della crescita. Il riferimento è alla Regione Toscana, partner del progetto a Sesto Fiorentino. “Serve una figura che sappia radunare le persone attorno a un tavolo”, ha dichiarato.
Infine serve un pensiero che sappia comprendere le complessità del sistema. Niente è lineare. Giovannini è chiaro e dice che “il proiettile d’argento non esiste. Neanche investendo solo sulla tecnologia, l’economia riparte. Serve un pensiero complesso”.
Un esempio virtuoso arriva dall’oriente. Valerio de Molli, managing partner di The European House Ambrosetti, parla di Biopolis centro di ricerca biomedicale di Singapore che ha beneficiato proprio di una forte partnership pubblico-privato. “Il biomedicale è cresciuto da sei a venti miliardi di dollari. Così come l’occupazione del settore che è cresciuta da seimila a 15.700 nel periodo 2004-2014”.