Ictus, serve un Sistema nazionale di Pdta per migliorare la presa in carico

Cittadinanzattiva ha presentato oggi a Roma il report “Ictus: le cure in Italia. Analisi civica dei Percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali”

Il disease management dell’ictus in Italia va perfezionato. Solo poco più della metà delle Regioni ha messo a punto un Percorso diagnostico, terapeutico ed assistenziale (Pdta) per i pazienti con malattie celebro-vascolari. Più avanti il Friuli Venezia Giulia, seguito da Trentino Alto Adige, Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Marche, Basilicata e Sicilia.
Questa è solo una delle evidenze contenute nel rapporto “Ictus: le cure in Italia. Analisi civica dei Percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali”, presentato oggi a Roma da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. L’indagine è stata realizzata con il sostegno non condizionato di Bayer e in collaborazione con Alice Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Celebrale); Conacuore (Coordinamento Nazionale Associazioni del Cuore); Sis 118; Card (Confederazione associazioni regionali di distretto); Sltl (Società italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità pubblica); Simfer (Società italiana di Medicina fisica e riabilitativa); Aifi (Associazione italiana fisioterapisti); Sifo (Società italiana di Farmacia ospedaliera e dei Servizi farmaceutici delle aziende aanitarie); Regione Veneto. Secondo il rapporto, soltanto Piemonte e Friuli Venezia Giulia hanno attivato un processo virtuoso di informazione e partecipazione dei cittadini/pazienti nei Pdta mentre sul fronte della prevenzione primaria, le Regioni più virtuose nell’attivare percorsi di coinvolgimento degli operatori e dei cittadini sono ancora Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Emilia Romagna e Basilicata.
Difficile sembra essere il reperimento di informazioni dettagliate sull’uso dei nuovi anticoagulanti orali nei Pdta, sulle modalità di gestione e sul loro peso economico. Ciò perché, sottolinea il rapporto, “la maggior parte dei Pdta in ambito cerebro-vascolare è antecedente all’utilizzo dei Nao. Quelli più recenti, infatti, come ben illustrato dai Pdta realizzati nel Veneto e in Sicilia, appaiono più dettagliati, ricchi e centrati su tale risposta”. “I Pdta devono diventare una vera strategia nazionale del Ssn ed essere lo strumento per la migliore presa in carico in tutte le Regioni delle persone con malattie croniche e rare”, commenta Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “Per questo proponiamo l’istituzione di un “Sistema nazionale Pdta”, guidato dal Ministero della Salute insieme alle Regioni. La finalità è garantire l’elaborazione e l’aggiornamento costante di Pdta nazionali, con l’individuazione dei punti irrinunciabili del percorso da garantire in tutti i territori regionali e nel rispetto delle competenze delle Regioni. Chiediamo anche l’attivazione di una rete nazionale composta da operatori sanitari, associazioni di pazienti, organizzazioni civiche, costantemente presente nei diversi luoghi, livelli e fasi di governo degli stessi Pdta, e che promuova scambi di buone pratiche e la messa in rete delle informazioni”. Ancora poche le stroke units sul territorio, in particolare al Sud: su 300 unità cerebrovascolari, ne sono operative circa 160, di cui l’80% al Nord.