Cannabis, è scontro sul prezzo tra farmacisti e ministero della Salute

Le associazioni di categoria sostengono che il costo imposto di 9 euro al grammo è inferiore alla spesa che le farmacie devono sostenere per procurarsi la sostanza e per fare le preparazioni magistrali. La ministra Lorenzin ha convocato per la prossima settimana un tavolo per affrontare il tema

nuova varietà di cannabis terapeutica

Il prezzo della cannabis terapeutica diventa terreno di scontro tra ministero della Salute e farmacisti. Il dicastero guidato da Beatrice Lorenzin, con un decreto pubblicato lo scorso 3 giugno, ha stabilito un costo finale al banco di 9 euro al grammo. Ma i rappresentanti dei titolari delle farmacie sostengono che il prezzo è troppo basso ed è inferiore a quello che i distributori chiedono per erogare la materia prima. “I farmacisti – sostengono Fofi, Federfarma, Asfi, Assofarm, Farmacie unite, Sifap, Utifar – si trovano a pagare la cannabis a una cifra superiore al prezzo della preparazione magistrale stessa”. Il farmacista, quindi, sarebbe “costretto a operare in perdita”. Per questo, le organizzazioni hanno chiesto al ministro della Salute di avviare un confronto urgente. Appello che la titolare del ministero ha accolto a stretto giro di posta: per la prossima settimana, Lorenzin ha convocato un tavolo con le sigle rappresentative dei farmacisti italiani per affrontare il tema.

Le farmacie possono acquistare la cannabis presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare dell’esercito di Firenze. Il costo di un flacone da 5 grammi di “Cannabis Fm2”, come si evince dal sito dell’ente militare, è di 34,4 euro, a cui vanno aggiunte l’Iva al 22 per cento. Spesa totale: 41,97 euro. Utilizzando questo importo come riferimento, ogni grammo costerebbe circa 8,4 euro, quindi non sarebbe inferiore al prezzo imposto dal ministero, così come comunicato dalle categorie dei farmacisti. Ma calcolando anche le spese di spedizione e la preparazione magistrale, effettivamente il costo fissato potrebbe essere più basso rispetto a quello di approvigionamento della sostanza.

Oltre alla questione cannabis, i farmacisti chiedono anche di rivedere nel complesso Tariffa nazionale dei medicinali che andrebbe rivista nel suo complesso. “Benché la normativa – si legge in una nota diffusa dalla categoria – preveda che la tariffa venga aggiornata ogni due anni per allineare gli importi all’andamento del mercato, gli importi oggi in vigore  sono immutati da oltre vent’anni. In questo modo diviene sempre meno sostenibile economicamente la realizzazione delle preparazioni magistrali da parte delle farmacie, con un crescente disagio per i pazienti. È il caso di ricordare che i destinatari delle preparazioni sono in maggioranza pazienti fragili – neonati, bambini, persone affette da malattie rare – i cui bisogni clinici non trovano risposta nel farmaco di produzione industriale. In tempi di personalizzazione della medicina, è grave che uno dei principali strumenti per adattare le terapie ai bisogni individuali del paziente sia reso impossibile per motivi economici”.