Google scommette sulle biotech europee con un nuovo fondo

Insieme alla società svizzera Novartis ha deciso di investire in un nuovo fondo da 300 milioni di dollari, gestito da Medicxi, una delle più importanti aziende di investimenti del settore life science. L'idea è sostenere lo sviluppo di farmaci in fase avanzata, con la speranza che una maggiore quota di aziende resti indipendente

Google scommette ancora sulla biotech europee investendo insieme alla società svizzera Novartis in un nuovo fondo da 300 milioni di dollari, gestito da Medicxi una delle più importanti aziende di investimenti del settore life science.

Tra gli investitori principali del nuovo vi sono Novartis e Verily – un’unità di Alphabet, la società che racchiude tutte le aziende della famiglia Google – ma anche l’European Investment Fund, come riporta la Reuters. Verily ha già stretto accordi con GlaxoSmithKline, Sanofi, Novartis e Johnson & Johnson per adottare le più recenti tecnologie in aree che vanno dalla gestione del diabete alla chirurgia robotica. Il mese scorso inoltre Verily ha accolto nel suo team Robert Califf ex commissario della Food and Drug Administration statunitense.

Un altro ramo di Google, Calico, sta lavorando per sviluppare trattamenti per combattere l’invecchiamento, mentre l’operazione di venture capital del gruppo GV ha investito in decine di start-up sanitarie, soprattutto negli Stati Uniti. L’ultima iniziativa del colosso di Mountain View sarà dedicata invece a sostenere lo sviluppo dei farmaci investendo in aziende europee di biotecnologie con prodotti in fase avanzata.

Il nuovo fondo sosterrà sia le imprese private sia quelle pubbliche che hanno prodotti in via di sviluppo in Fase II, fornendo loro una nuova fonte di capitale di crescita. Distribuendo finanziamenti per lo sviluppo di farmaci già in fase avanzata, la speranza è che una maggior quota di aziende resti indipendente e continui a sostenere i propri farmaci sperimentali piuttosto che venderli prematuramente a player più grandi.

L’Europa vanta università e scienziati di livello mondiale, ma ha un settore biotecnologico che già da tempo mostra uno scarso rapporto con l’industria statunitense, dove le imprese Life sciences emergenti possono facilmente accedere a riserve di capitali più importanti.