Farmacovigilanza, bisogna potenziare i centri di controllo regionali

Al convegno "Farmacovigilanza e sicurezza di farmaci e vaccini" promosso da Sif a Napoli il 14 giugno si è parlato della necessità di implementare il monitoraggio su tutto il territorio nazionale attraverso i centri di controllo locali

Serve potenziare il monitoraggio dei farmaci una volta conclusa la fase di sperimentazione e quando questi entrano sul mercato. Ecco l’accordo stretto tra istituzioni e aziende (Regioni, università, Aifa, Ema e Farmindustria), durante il convegno “Farmacovigilanza e sicurezza di farmaci e vaccini” promosso il 14 giugno a Napoli dalla Società italiana di Farmacologia (Sif) all’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, per formare una task force che sappia potenziare il controllo permanente delle nuove molecole, aumentando le informazioni sulla sicurezza.

Al momento, sotto il controllo dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), vi sono i Centri regionali di farmacovigilanza di Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Umbria, Liguria, Lombardia, Sicilia, Toscana e Veneto. L’obiettivo, atteso entro quest’anno, è coinvolgere i centri di tutte le altre regioni italiane.
I dati forniti parlano da soli e nessun farmaco è sicuro al 100%.
Il 5-10% di tutti gli accessi ospedalieri sono dovuti a reazione avverse ai farmaci, mentre il 10-20% di tutti i pazienti già ricoverati presenta una reazione avversa a farmaci grave. Inoltre le reazioni avverse a farmaci sono al quinto posto tra le cause di morte in ospedale e l’impatto economico della presa in carico di effetti avversi, pesa per un 5-10% sui costi ospedalieri. In Europa si spendono quasi ottanta miliardi di euro l’anno.
Ma il problema è arginabile, dato che il 72% delle reazioni avverse è prevedibile e quindi potenzialmente evitabile.