L’Hta contro sprechi e disuguaglianze. Per gli esperti è un “diritto dei cittadini”

A Roma è in corso il congresso mondiale dell’Health technology assessment international (HTAi). Appello alla istituzioni per una piena applicazione in Italia dell’approccio che valuta le tecnologie sanitarie e contribuisce a coniugare accesso all’innovazione e sostenibilità economica

health technology assessment

L’Health technology assessment (Hta) diventi “diritto umano e sociale”, un presidio a tutela dell’equità e della sostenibilità del sistema sanitario. È l’appello che arriva dal 14esimo meeting annuale dell’HTAi (Health technology assessment international) in corso in questi giorni a Roma. E parte da questa premessa: la salute è un diritto, ma per tutelarlo le scelte in sanità devono basarsi su evidenze scientifiche e  valutazioni delle tecnologie sanitarie (quelle dell’Hta) in grado di coniugare innovazione e sostenibilità economica. In questo senso, “l’Hta è un diritto umano e sociale, il diritto di accedere alle cure possibili tenendo presente che le risorse per ottenerle sono di ciascuno di noi”, spiega Americo Cicchetti, direttore dell’Alta scuola in Economia e Management dei sistemi sanitari (Altems) dell’Università Cattolica, presidente della Sihta e del congresso che si sta celebrando nella Capitale.

Il punto di partenza sono le evidenze: “Ogni euro investito in vaccinazioni per adulti occupati – continua Cicchetti, citando alcuni esempi – genera risparmi fino a 10 euro in termini di perdita di produttività. Alcune procedure in sala operatoria, magari più costose di quelle tradizionali, riducono l’incidenza delle infezioni ospedaliere. E ancora: innovazioni nel campo dell’anestesia accorciano i tempi di degenza del paziente”. La sfida è trasferire le evidenze e le valutazioni tecniche sul piano delle decisioni politiche: “In Italia – sottolinea ancora Cicchetti – siamo partiti in ritardo rispetto ad altri Paesi, ma abbiamo sviluppato nuove competenze. Ora ci rivogliamo alla politica perché l’Hta sia declinato come diritto dei cittadini”. Anche alla luce degli orientamenti internazionali, come quello dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che “ha individuato l’approccio dell’Hta tra quelli ideali per garantire l’universalismo dell’assistenza sanitaria” e combattere le disuguaglianze.

A confermare progressi e difficoltà della “via italiana” all’Hta è Guy Maddern, presidente dell’HTAi: “L’Italia ha una lunga esperienza alle spalle nel campo della valutazione dei sistemi in sanità, ma il problema principale è legato alla regionalità e alle differenza tra varie comunità”. Non a caso i Paesi citati come modelli virtuosi per l’applicazione dell’Hta, cioè il Regno Unito e la Francia, sono dotati di un sistema sanitario gestito centralmente: “Noi – aggiunge Cicchetti – siamo indietro per la scarsa capacità di tradurre gli assessment in raccomandazioni, che poi devono essere implementate passando dalle Regioni, dalla Consip, dalle centrali d’acquisto”.

Qualcosa, comunque, si sta muovendo. A ricordare le ultime iniziative istituzionali sul fronte dell’Hta è il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in un messaggio inviato al meeting in corso a Roma: “Il Governo sta investendo molte risorse per l’attuazione di un programma nazionale di Hta per dispositivi medici (NaPHTA). Presso il ministero è stata istituita una cabina di regia per l’Hta dove Agenas, Aifa e Iss collaborano con le autorità regionale in un unico framework. Con la Legge Finanziaria del 2016 è stata avviata la Commissione nazionale per l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza che farà buon uso dei metodi e degli strumenti messi a disposizione dall’Hta così da supportare il processo decisionale e rendere le tecnologie sanitarie accessibili, accettabili e sostenibili”.

Un altro contributo importante deve arrivare dal dialogo tra agenzie regolatorie e autorità nazionali che si occupano di Hta. A sottolinearlo è il direttore esecutivo dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema), Guido Rasi: “L’autorizzazione di un farmaco da parte delle autorità regolatorie non coincide più con l’accesso ai medicinali da parte dei pazienti. Tutte le parti coinvolte nel processo decisionale hanno il dovere di collaborare per garantire l’accesso ai medicinali che possono fare la differenza per la vita dei pazienti. Questo significa che enti regolatori e autorità Hta debbano lavorare a stretto contatto, contribuendo a generare l’evidenza scientifica necessaria a valutare il rapporto dei benefici verso i rischi di un medicinale ed allo stesso tempo il rapporto dei costi verso i benefici”. La sintesi in una battuta dello stesso Rasi: “Di sicuro l’ultima cosa che vogliamo è autorizzare farmaci che nessuno si può permettere”.