Farmaceutica, boom di export e produzione. Alle istituzioni un nuovo appello per la governance

Oggi a Roma l’assemblea pubblica di Farmindustria. I numeri descrivono i successi del comparto, anche in termini di investimenti e occupazione. Risorse per gli innovativi, superamento dei tetti di spesa e uniformità delle politiche sanitarie sul territorio alcune delle priorità in agenda

Produzione in crescita, trainata dall’export. Più occupati, soprattutto giovani, e più investimenti. E la richiesta di un nuovo “patto con le istituzioni” per vincere le prossime sfide. Farmindustria si presenta così all’assemblea pubblica 2017, celebrata oggi a Roma con una buona dose di ottimismo per i traguardi raggiunti dall’industria italiana del farmaco nell’ultimo anno. A cominciare dalla produzione che ha raggiunto quota 30 miliardi di euro (+2,3%), grazie all’effetto traino dell’export (che vale 21 miliardi) ed è cresciuto dal 2010 a oggi del 52% (contro una media Ue del 32%). Bene anche gli investimenti: 2,7 miliardi in totale, di cui un miliardo e mezzo destinato alla Ricerca e Sviluppo, con un aumento del 20% in tre anni. E fanno sorridere l’industria anche i dati sull’occupazione: 64mila occupati, con 6mila nuovi assunti di cui la metà under 30.

Forte di questi risultati, l’industria si prepara ad affrontare uno scenario in mutamento: la convergenza tra pharma e Ict (Information and communications technology); la trasformazione del farmaco in un “processo” che si fonde con dispositivi e servizi digitali, la rivoluzione della genomica che sposa i Big Data sotto il segno della medicina personalizzata; l’innovazione digitale a tutti i livelli, dalla ricerca alla produzione. Grandi sfide da affrontare nel prossimo futuro. “Per vincerle, l’industria farmaceutica chiede un nuovo Patto con le istituzioni per rafforzare quello siglato 4 anni fa che ha portato – sottolinea Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria – nel nostro Paese investimenti, ricerca e occupazione. Le imprese del farmaco hanno vissuto quattro anni con ottimismo e passione, ma anche con responsabilità e rigore, mantenendo le promesse fatte. E oggi l’industria farmaceutica è, a detta di tutti, un asset strategico del Paese. Manca l’ultimo miglio – conclude Scaccabarozzi – per arrivare a una nuova governance. Da percorrere insieme, seguendo il modello che il mondo ci invidia, con la collaborazione di istituzioni, pazienti e medici. Governance che abbia come fondamento un finanziamento adeguato alla domanda di salute, con risorse ad hoc per i farmaci innovativi. Il superamento dei tetti di spesa, a partire da quella per acquisti diretti. L’uniformità delle politiche sanitarie su tutto il territorio con un migliore accesso alle cure, senza differenze regionali”.

Per le istituzioni risponde direttamente il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenendo all’assemblea di Farmindustria: “Bisogna portare a compimento la riforma della governance per rendere il sistema più trasparente e l’Agenzia italiana del farmaco Aifa più forte, in modo che ciò ci permetta di inserire nuovi meccanismi regolatori. Voglio dedicare ogni giorno di questo mandato al compimento delle riforme che abbiamo messo in campo perché l’industria italiana del farmaco possa essere la prima a livello europeo”. I risultati del settore, sottolinea il ministro, “sono straordinari”, ma è fondamentale avere “un sistema di regole certe, un modello regolatorio che si al passo con l’evoluzione della ricerca”.  Se Scaccabarozzi si dice”ottimista per il futuro, forse troppo”, forte dei numeri del settore, il ministro della replica così: “Non si tratta di essere troppo ottimisti. L’Italia è un leader a livello europeo e non solo. Siamo portati, come per un virus a livello nazionale per cui non so se esistono vaccini, all’autoflagellazione”. Ma di fronte ai numeri dell’industria, “e a uno scenario che cambia, noi abbiamo l’obiettivo di un’azione strategica e di un sistema di regole certe”, chiave per il futuro del Paese.

LA RELAZIONE DI MASSIMO SCACCABAROZZI