Hta, gli ingegneri clinici: la valutazione dell’impatto ambientale diventi una priorità

All’HTAi Annual Meeting in corso a Roma, il presidente dell’Aiic, Lorenzo Leogrande, pone l’accento sul tema della sostenibilità ambientale nell’healthcare: le scelte d’acquisto tangano conto del ciclo di vita dei prodotti e del loro smaltimento

Non solo sicurezza, efficacia clinica ed efficienza economica. L’approccio dell’Health technology assessment (Hta) tenga conto anche dell’impatto ambientale di tecnologie, dispositivi e processi impiegati in ambito healthcare. È l’auspicio di Lorenzo Leogrande, presidente dell’Associazione italiana ingegneri clinici (Aiic), che – intervenendo all’HTAi Annual Meeting in corso a Roma – ha rivolto alla platea un paio di interrogativi: quali sono gli impatti di uno smaltimento di rifiuti organici o tecnologici sull’ambiente che ci circonda? È possibile fare scelte di acquisto e di organizzazione che tengano conto oculatamente del ciclo di vita dei prodotti e dei processi?

Lo scenario

Secondo Leogrande, la sfida della sostenibilità ambientale “deve coinvolgere in modo sempre più specifico, equilibrato e normato anche il mondo della sanità”. Ma quali sono i riferimenti normativi per chi vuole affrontare questi temi? Ad oggi – spiega una nota dell’Aiic – gli operatori e le amministrazioni si trovano di fronte a due direttive europee: la 65.2011, sulla restrizione nell’uso di sostanze pericolose nelle forniture elettroniche con particolare riferimento al loro smaltimento o riciclo, e la 19.2012 che richiede ai produttori industriali processi specifici per assicurare una raccolta e un riciclo di medical device e device diagnostici in vitro.

C’è da ricordare – sottolinea l’Aiic – che nel 2008 l’Unione Europea aveva lanciato il Green Public Procurement (GPP) come processo volontario suggerito agli Stati Membri per definire l’acquisizione di beni e servizi a basso impatto ambientale nel loro intero ciclo di vita. Nel nostro Paese il GPP è stato fortemente ripreso all’interno del Nuovo codice degli appalti (DLGS 50.2016), che “pone il conseguimento di obiettivi di sostenibilità ambientale ed energetica – ha sottolineato Leogrande – al centro dell’attenzione dell’attività delle pubbliche amministrazioni, con prestazioni eco-compatibili valutate favorendo gli operatori in possesso di indiscutibili certificazioni ambientali”, seguendo in particolare l’art.34 (Criteri di sostenibilità energetica e ambientale)”.

“Allo stesso tempo – ha ricordato il presidente dell’Aiic – sul piano internazionale anche il prestigioso Ecri Institute, che da tre decenni opera nell’ambito della sicurezza e valutazione dei sistemi healthcare ad alta tecnologia, ha indicato una serie di guidelines per il rapporto tra tecnologie sanitarie ed environment: considerazioni ambientali come parte integrante del processo di acquisto, analisi dell’intero ciclo di vita dei prodotti (dall’acquisizione allo smaltimento), performance ambientali dei prodotti e dei processi connessi”. Anche Assobiomedica, l’associazione che in Confinudustria si occupa di medical device, ha dichiarato che tra i criteri per pesare il valore dell’innovazione, occorre valutare anche l’impatto sull’ambiente e la responsabilità sociale nella catena della produzione.

Tre esempi

Leogrande ha anche analizzato tre casi specifici. Il primo è quello dell’impatto dell’incontinenza urinaria sullo smaltimento rifiuti: si calcola (i dati sono della Federazione italiana continenza,  2013) che solo in Italia il 3% dei rifiuti prodotti annualmente siano rappresentati da assorbenti sanitari. L’incontinenza rappresenta un problema socio-sanitario rilevante ed una patologia in continuo aumento, visto che l’incidenza della popolazione anziana è in continuo aumento. “Si stima – ha spiegato Leogrande – che gli assorbenti per adulti di alta qualità (e questo sarebbe già un primo esempio di “scelta ambientale” nel governo delle spese) potrebbero abbassare la produzione di questa tipologia di rifiuti di circa il 25-30%”. Gli altri due esempi riguardano il recupero dei fluidi in sala operatoria (“realizzabile con sicurezza attraverso sistemi chiusi e sicuri per aspirazione e raccolta dei fluidi”) e la radiologia, “dove la digitalizzazione dei sistemi di reportistica potrebbe portare alla dematerializzazione dei documenti, superando il problema dei fissatori x-ray, altamente inquinanti per il loro altissimo e tossico contenuto di argento”.

Un nuovo obiettivo per l’Hta

La conclusione di Leogrande è un auspicio ed insieme un invito: “E’ quindi probabilmente giunto il momento in cui l’Hta debba aggiungere un nuovo paradigma all’agenda dei suoi obiettivi. Sino ad oggi la sicurezza, l’efficacia clinica, la valutazione economica, equilibrio gli aspetti etici, organizzativi e legali erano giustamente predominanti nel lavoro degli specialisti di Health technology assessment. Ma oggi l’impatto sull’ambiente diviene un argomento non rimandabile nell’agenda Hta”. Altrimenti, ha concluso il presidente dell’Aicc, si rischia di “contribuire all’inquinamento del pianeta pur avendo gli strumenti per intervenire virtuosamente”.