La fronda antivax si estende agli animali

La sfiducia di parte degli italiani nei confronti dei vaccini sembra interessare anche gli animali da compagnia e non solo i bambini: secondo un’esperta dell’Università di Milano a contatto con i veterinari di tutta italia “anche in veterinaria risentiamo dello stesso problema che riguarda la salute umana: il fronte antivax”

Dieci o dodici? Mentre tutto il Paese aspetta di sapere quale sarà il numero definitivo dei vaccini obbligatori per l’accesso a scuola, c’è un altro fronte su cui iniziano a emergere gli antivaccinisti: quello veterinario. La sfiducia di parte degli italiani nei confronti dei vaccini infatti sembra interessare anche gli animali da compagnia e non solo i bambini. In Italia il 34% della popolazione adulta (pari a 7.700.000 famiglie) possiede un animale domestico, ma soltanto il 46% lo vaccina regolarmente e ben il 17% non sottopone il proprio animale da compagnia ad alcun tipo di profilassi. Secondo una recente indagine condotta da GfK Eurisko per conto di Msd Animal Health. Nonostante cane o gatto vivano esattamente come un componente della famiglia.

“Per quanto riguarda le vaccinazioni in Italia, abbiamo due situazioni contrastanti – spiega Paola Dall’Ara, docente di Immunologia veterinaria presso l’Università degli Studi di Milano – da un lato abbiamo avuto un passato in cui le vaccinazioni venivano fatte addirittura troppo spesso. Fino a poco tempo fa si andava dal veterinario ogni anno per eseguirle. Ora c’è una maggiore coscienza di quanto certi vaccini siano efficaci (es. vivi attenuati) per cui si consiglia di diradare i richiami. Altri invece vanno mantenuti regolarmente. Dall’altra risentiamo dello stesso problema che riguarda la salute umana: il fronte antivax. Se una persona è contraria ai vaccini lo è per sé, per i propri figli e anche per gli animali. Purtroppo la percentuale di cani e gatti vaccinati oggi è ancora troppo bassa per garantire l’immunità di gregge. C’è la tendenza a vaccinare sempre meno per la paura di chissà quali effetti collaterali. Questa è la situazione che mi raccontano i veterinari in tutta Italia”.

La paura è sempre la stessa, quella di sottoporre un proprio caro a effetti collaterali indesiderati. E mentre questa possibilità è più tollerata in caso di malattie che devono essere necessariamente curate con un farmaco, si fa ancora fatica ad accettarla per trattamenti preventivi. Per cui c’è una parte degli italiani che preferisce non sottoporre il proprio animale da compagnia a eventuali rischi per una malattia che non si è ancora manifestata.

Paola Dall’Ara, che di recente ha tradotto anche le linee guida per la vaccinazione del cane e del gatto stilate dal Vaccination guidelines group (Vgg) della World small animal veterinary association (Wsava), spiega che “oggi le persone sono più propense ad avere un animale in casa. È cresciuta la consapevolezza nei loro confronti con una maggiore attenzione al loro benessere, all’alimentazione, alle cure e alla prevenzione. Di conseguenza è anche aumentata la loro vita media. Si tende anche a viaggiare di più e proprio perché ormai tutti portano con sé gli animali è opportuno vaccinarli”.

In medicina veterinaria non esistono vaccini obbligatori, a meno che non ci sia un’esigenza particolare (come il caso della rabbia che in alcune zone può essere portata da specie selvatiche). Ci sono poi quelli caldamente raccomandati, detti vaccini core che, per esempio per i piccoli animali, secondo le linee guida della Wsava tutti i cani e i gatti dovrebbero ricevere indipendentemente dalle circostanze e la localizzazione geografica. Per il cane sono quelli che proteggono contro il cimurro, l’epatite infettiva e la parvovirosi. I vaccini core per il gatto sono quelli che proteggono contro panleucopenia e malattia respiratoria da calicivirus e herpesvirus. Nelle aree del mondo dove il virus della rabbia è endemico anche il vaccino antirabbico è considerato un vaccino core.  Poi ci sono i vaccini considerati opzionali, o non-core, tali non perché siano meno importanti ma perché consigliati a seconda dei casi. Per esempio a seconda della zona geografica o dello stile di vita degli animali (es. in Italia il vaccino contro la leptospirosi del cane). Per le malattie molto importanti la vaccinazione è molto consigliata per creare immunità di gregge come in umana. La Wsava inoltre consiglia l’utilizzo di test sierologici ambulatoriali per determinare la protezione data dai vaccini core dopo la vaccinazione. Sia per la gestione di epidemie di malattie infettive in gattili e canili sia per determinare la sieroprotezione di cani e gatti e la necessità o meno del richiamo del vaccino, non sempre necessario. I vaccini infatti non dovrebbero essere somministrati quando non ce n’è bisogno: “Dobbiamo puntare a vaccinare ogni animale con i vaccini core. I vaccini non core non devono essere somministrati più spesso di quanto sia necessario”. Questo il concetto fondamentale espresso dalla Wsava.

Non è questo l’unico motivo per cui la salute animale sta suscitando l’interesse della ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci. Un campo vasto e ancora in parte inesplorato, soprattutto per ciò che riguarda il settore dei vaccini che si è dimostrato in forte espansione. L’attenzione alla salute veterinaria cresce a ritmi vertiginosi anche per l’aumento del numero di capi, sia da reddito che da compagnia, e delle malattie correlate. La difficile lotta contro l’antibiotico resistenza suggerisce di puntare sulla prevenzione. Non è un caso se nell’ultimo anno le attività dell’European medicines agency (Ema) in ambito veterinario si siano focalizzate soprattutto sulla disponibilità di vaccini.

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