Vaccini “su misura” contro il melanoma superano la Fase I

Due vaccini anti-cancro personalizzati si sono rivelati sicuri e hanno mostrato benefici clinici in pazienti ad alto rischio di melanoma secondo quanto emerge da due differenti studi clinici di Fase I descritti su Nature

oncologia

Dopo oltre trent’anni di ricerca i vaccini anticancro “su misura” sono finalmente approdati alle prime sperimentazioni cliniche. Due vaccini anti-cancro personalizzati, infatti, si sono rivelati sicuri e hanno mostrato benefici clinici in pazienti ad alto rischio di melanoma. È quanto emerge da alcuni piccoli trial sull’uomo, descritti in due studi separati pubblicati online su Nature. I vaccini stati entrambi progettati per combattere il più aggressivo tumore della pelle, il melanoma, ma lo fanno con armi diverse, che si sono dimostrate sicure nell’uomo agendo in modo personalizzato, ossia colpendo le particolari mutazioni di ciascun individuo e distruggendo le cellule malate senza danneggiare quelle sane.  I risultati dimostrano la fattibilità clinica e la sicurezza di vaccini su misura rispetto alle singole mutazioni cancerogene dei pazienti, e potrebbero dare corpo a strategie per sviluppare trattamenti personalizzati di immunoterapia anti-cancro.

La sfida è sempre quella: sviluppare trattamenti efficaci che distruggano le cellule tumorali senza danneggiare quelle sane. L’immunoterapia è un approccio promettente, ma ogni tumore di ogni singolo paziente ha un set unico di mutazioni che devono essere identificate e necessitano di “armi” su misura per combatterle.   Il team di Catherine Wu del Dana-Faber Cancer Institute di Boston (Usa) descrive i risultati di un trial di fase I su un vaccino anti-cancro che bersaglia 20 neo-antigeni tumorali. I ricercatori hanno scoperto che il vaccino è sicuro e ha indotto risposte immunitarie specifiche nei partecipanti con una storia di melanoma. Quattro soggetti su sei trattati non hanno mostrato una recidiva a 24 mesi mentre gli altri due, con forme progressive di melanoma, sono stati poi sottoposti a un altro tipo di terapia (anti-Pd-1) e hanno mostrato una completa regressione del tumore.

In un lavoro separato, il gruppo di Ugur Sahin dell’Universiy Medical Center della Gutenberg University di Mainz (Germania) riferisce i risultati della prima applicazione nell’uomo di un approccio personalizzato con un vaccino a Rna, che bersaglia antigeni chiamati neo-epitopi in 13 pazienti con melanoma. In tutti i soggetti i medici hanno osservato che il vaccino potenzia la risposta immunitaria contro alcuni degli antigeni tumorali specifici dei pazienti, e in due soggetti è stata osservata l’infiltrazione di cellule T indotte dal vaccino nei tumori. Otto dei 13 soggetti sono rimasti liberi dalla malattia a 23 mesi dal trattamento. Cinque avevano avuto una ricaduta prima di iniziare la vaccinazione: due di questi malati hanno sperimentato risposte oggettive dopo il trattamento, e uno ha registrato una completa regressione del tumore dopo la somministrazione della vaccinazione e di una terapia anti-Pd-1.  “Ora sono necessari studi controllati e randomizzati di fase II su più partecipanti per stabilire l’efficacia di queste vaccinazioni in pazienti con tipi di tumore che abbiano sufficienti mutazioni per fornire abbastanza bersagli per un simile approccio”, conclude Cornelius Melief del Leiden University Medical Center (Olanda), in un articolo di accompagnamento.

È dagli inizi degli anni Ottanta che si è cominciato a lavorare sui vaccini terapeutici per i pazienti già colpiti da tumore – commenta all’Ansa Michele Maio, direttore del Centro di Immuno-oncologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Siena, tra i pionieri dell’immunoterapia in Italia sostenuto da anni nei suoi studi dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc) – ci si è concentrati in particolare sul melanoma perché era il tumore di cui conoscevamo meglio le caratteristiche immunologiche, e anche perché era un tumore ancora orfano di terapie efficaci nel ridurre il rischio di recidive e migliorare la sopravvivenza dei pazienti. Nonostante gli sforzi dei ricercatori però nessuno finora era riuscito ad ottenere risultati importanti, essenzialmente per due ragioni: innanzitutto i vaccini, per quanto sofisticati e selettivi, forniscono uno stimolo debole al sistema immunitario. Poi i bersagli contro cui sono stati progettati negli ultimi 30 anni erano molecole non ideali, sebbene fossero presenti nella maggior parte dei pazienti, erano in qualche modo già note al sistema immunitario, che tendeva quindi a diventare tollerante ‘chiudendo un occhio’ sulle cellule tumorali che le presentavano. La svolta è arrivata negli ultimi due o tre anni, da quando cioè si è iniziato ad avere un approccio innovativo basato sulla personalizzazione. L’attenzione si è infatti focalizzata sulle mutazioni che si accumulano nelle cellule tumorali col passare del tempo e che generano proteine anomale completamente sconosciute al sistema immunitario, specifiche per il singolo paziente. Fino a pochi anni fa sarebbe stato impossibile realizzare vaccini così personalizzati, ma oggi abbiamo le tecnologie che ci consentono di sequenziare il Dna velocemente e a basso costo. Per il momento i vaccini terapeutici sono stati testati contro il melanoma, ma in linea teorica l’immunoterapia può funzionare contro ogni tipo di tumore. In futuro verranno molto probabilmente usati in combinazione con altri farmaci immunoterapici, come gli anticorpi inibitori dei checkpoint immunologici che sono delle vere e proprie ‘bombe’ per l’attivazione del sistema immunitario”.