Brexit, Efpia: rischio caos nella distribuzione dei farmaci

Tra le industrie del farmaco serpeggia il timore che il nuovo assetto europeo possa bloccare i medicinali ai confini, influendo negativamente nella distribuzione. Tutte le perplessità degli attori del pharma continentale in una lettera aperta inviata a Michel Barnier, rappresentante dell'Unione europea, e David Davis, ministro Gb per la Brexit

La Brexit preoccupa l’industria del farmaco. I leader di tutte le associazioni che rappresentano l’intero settore farmaceutico dell’Ue e del Regno Unito hanno sottoscritto una lettera aperta rivolta ai due principali negoziatori, ammonendoli sul potenziale impatto della Brexit sulla catena di approvvigionamento dei farmaci. Secondo i vertici delle industrie, il caos burocratico legato all’uscita della Gran Bretagna dall’Ue potrebbe portare a farmaci bloccati alle frontiere o inutilmente accumulati nei magazzini, anziché essere usati per trattare i pazienti. La preoccupazione è dunque quella di evitare un impatto delle operazioni di ‘divorzio’ sulla salute dei cittadini europei e su quelli britannici.

La lettera è stata firmata da Nathalie Moll, direttore generale della Federazione europea delle industrie farmaceutiche (Efpia), Mike Thompson, direttore esecutivo dell’Associazione dell’industria farmaceutica britannica (Abpi), e dai vertici, tra gli altri, dell’Associazione dell’industria europea per l’auto-medicazione (Aesgp) e dell’Associazione britannica dei produttori di generici (Bgma). I firmatari hanno invitato i negoziatori Michel Barnier, rappresentante dell’Unione europea, e David Davis, ministro Gb per la Brexit, a garantire una cooperazione sulla fornitura dei medicinali.
Questa dovrebbe essere una priorità sia per il Regno Unito che per l’Ue, secondo gli autori della lettera.
“Un simile accordo è il modo migliore per garantire che i pazienti in tutta Europa e nel Regno Unito siano in grado di continuare ad accedere a medicinali sicuri ed efficaci e a garantire che non vi sia un impatto sulla salute pubblica”, sostiene l’industria.