Ricerca biomedica, il made in Italy è un’eccellenza da valorizzare

Oggi alla Camera dei deputati un incontro dal titolo “Come il mondo della biomedica italiana può dare il suo contributo al bene comune”, organizzato con il sostegno di Chiesi Farmaceutici. In scena alcuni “fiori all’occhiello” dell’innovazione in medicina

Dall’innovazione dedicata ai bambini prematuri alla medicina rigenerativa applicata alle lesioni oculari. Con questi esempi l’azienda italiana Chiesi Farmaceutici ha voluto testimoniare il “valore sociale” della ricerca made in Italy in occasione dell’incontro “Come il mondo della biomedica italiana può dare il suo contributo al bene comune” che si è tenuto oggi nella sala “Aldo Moro” alla Camera dei deputati. Un’occasione per discutere, assieme alle istituzioni, dell’eccellenza della ricerca biomedica che – come la moda, il turismo e l’agro-alimentare – è una punta di diamante del nostro Paese. Come testimoniato anche dai numeri della farmaceutica: con 64mila addetti, ai quali aggiungere l’indotto; 6 mila nuove assunzioni nel 2016; boom di export che colloca il settore sul podio del manifatturiero.

“Oggi è un’occasione speciale per il mondo della ricerca biomedica perché significa rimettere le persone al centro dell’attenzione – afferma Mario Marazziti, presidente della XII commissione Affari Sociali della Camera dei deputati, partecipando all’evento – In Commissione stiamo emendando il testo definitivo sulle professioni sanitarie e su altre materie legate alla salute e alla sanità. Abbiamo approvato emendamenti sulla rimborsabilità dei brevetti no profit e stiamo lavorando ad un sistema nel quale se nasce una ricerca pubblica e porta ad un eventuale profitto, anche se passano anni, ci possa essere una compensazione per quell’ente pubblico da dove la ricerca è nata”.

Nel dettaglio, i lavori dell’incontro si sono concentrati sulla crescita e il miglioramento alle strutture dedicate alla natalità, vere e proprie eccellenze italiane nel mondo.  Esemplare è il percorso di ricerca iniziato da Chiesi Farmaceutici sul distress respiratorio neonatale che ha permesso di salvare, in 25 anni, 3,7 milioni di bambini prematuri in tutto il mondo con il surfattante polmonare prodotto a Parma, dove recentemente è stato inaugurato un innovativo impianto produttivo.Il farmaco salvavita è a disposizione dei bambini prematuri affetti da distress respiratorio in oltre 90 paesi.

Il tasso dei bambini prematuri a rischio d mortalità è rimasto invariato dal 1950 al 1991, ma da una quindicina di anni il tasso di mortalità neonatale è nettamente calato grazie ai ventilatori, all’uso dei corticosteroidi e all’invio dei bambini in centri specializzati. “All’inizio degli anni ’60 anche il figlio più piccolo di John Kennedy moriva di parto prematuro e da allora la ricerca si è notevolmente aggiornata e oggi possiamo dire che siamo molto avanti nel mondo, ma soprattutto in Italia – sottolinea Virgilio Paolo Carnielli, professore di Neonatologia all‘Università Politecnica delle Marche e direttore del reparto di Neonatologia dell‘ospedale “G. Salesi” di Ancona – Stiamo investendo in neurologia dello sviluppo e nel sistema delle cellule cerebrali, siamo molto impegnati nel miglioramento della qualità della vita dei bambini prematuri che, ancora oggi, potrebbero avere alcune problematiche nella loro vita futura, anche se in misura nettamente inferiore rispetto al passato”.

A testimoniare un’altra eccellenza della ricerca biomedica italiana è Graziella Pellegrini, professoressa di biologia applicata, coordinatrice del programma di terapia cellulare presso il Centro di medicina rigenerativa dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Pellegrini ha realizzato la prima terapia rigenerativa che impiega cellule staminali per ridare la vista a chi ha subito lesioni oculari da acidi, basi o fuoco. Tale farmaco è realizzato da Holostem Terapie Avanzate, spin-off nata dalla collaborazione tra l’Università di Modena e Chiesi Farmaceutici: approvato dall’Ema e attualmente disponibile in Italia ed altri paesi europei. Infine, una panoramica sulla broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) – malattia subdola e progressiva che limita il respiro – a cura di Leonardo Fabbri, professore di Medicina interna e respiratoria all’Università di Modena e Reggio Emilia. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel 2030 la Bpco sarà la terza causa di morte rappresentando circa il 27 per cento di tutte le morti correlate al fumo di sigaretta.