Tumori, ecco il manifesto per un’oncologia a misura di paziente

L’umanizzazione delle cure al centro di un’iniziativa promossa da Merck, a cui hanno partecipato Aiom, Favo, Ieo e Università degli Studi di Milano. Dal lavoro di un think thank multidisciplinare, un percorso in 5 tappe verso la “Human based oncology”

Un percorso in cinque tappe verso la Human based oncology, un’oncologia sempre più a misura di paziente. E’ quello tracciato dal “Manifesto per l’umanizzazione delle cure in oncologia” presentato oggi a Roma da Merck, un documento frutto del lavoro di un think tank multidisciplinare che ha riunito medici, mondo accademico, farmacisti ospedalieri e volontari delle associazioni di pazienti.

La prima tappa riguarda il progresso delle terapie oncologiche: innovazioni come la medicina di precisione, l’immuno-oncologia, l’identificazione di biomarcatori e il ricorso alle biobanche, stanno cambiando la storia della lotta ai tumori con approcci personalizzati. La seconda, strettamente connessa alla prima, chiama in causa la sostenibilità delle cure: i farmaci innovativi costano e pongono la questione di una valutazione di tipo farmaco-economico. Occorre dunque coniugare appropriatezza clinica ed economica, così da garantire ai pazienti il diritto alla salute.

La terza tappa del percorso delineato nel manifesto affronta nel dettaglio la questione citata nel titolo: l’umanizzazione delle cure si realizza attraverso l’applicazione di un modello clinico bio-psico-sociale, che considera l’individuo non solo come “portatore di malattia”, ma come un sistema integrato di fattori psicologici e di complesse relazioni interpersonali, sociali e ambientali. Un modello che deve far leva su una comunicazione efficace medico-paziente e sul “patient empowerment”.

Al quarto posto troviamo, invece, il ricorso alla “valutazione partecipata dell’umanizzazione” come strumento per favorire quei cambiamenti organizzativi nelle strutture di cure necessari per la centralità della persona. Infine, la quinta tappa prevede la valorizzazione del volontariato oncologico, “centrale e strategico” in tutte le fasi della malattia.

“Il Manifesto – ha precisato Antonio Messina, presidente e ad di Merck Serono Spa – nasce per spingere tutte le discipline che ruotano intorno a una determinata patologia oncologica verso un percorso che porti il paziente ad essere al centro delle attenzioni. Protagonista attivo e non più passivo. Non deve essere un malato che, in modo disarticolato, riceve indicazione e consigli per affrontare il proprio percorso. Ma ci deve essere un team multdisciplinare che lo segue dall’inizio alla fine. E’ evidente che per far questo occorre dialogo. Occorre che i professionisti si parlino tra loro all’interno dei dipartimenti ospedalieri. Per far questo il Manifesto ha stilato un modello, un processo che dovrebbe facilitare le Oncologie italiane a raggiungere l’obiettivo” . Sulla stessa linea Carmine Pinto, presidente dell’Associazione italiana d’oncologia medica (Aiom): “Le nuove terapie stanno cambiando il mondo del cancro e anche gli oncologi stanno cambiando: non si pensa più in termini di quantità di sopravvivenza, ma di qualità della vita. Questo significa che c’è bisogno, sempre di più, di una maggiore condivisione. L’oncologo deve essere come un direttore d’orchestra, ma il suono è comune”.

Alla redazione del manifesto hanno partecipato l’Aiom, la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo), l’Istituto europeo di oncologia (Ieo), l’Università degli Studi di Milano e la Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo).

IL MANIFESTO