Così la blockchain può trasformare le scienze della vita

La tecnologia alla base del sistema dei bitcoin può avere applicazioni signi€ficative nel life science: dalla sicurezza nella gestione dei dati dei trial alla tracciabilità dei farmaci. Secondo uno studio Ibm, entro il 2020 più della metà delle aziende del settore avrà adottato soluzioni basate su questa innovazione

Immaginate una grande comitiva di amici che annota su un foglio excel condiviso tutti gli scambi di denaro che avvengono tra i componenti del gruppo. Il registro è visibile a tutti i membri e ciascuno ha la possibilità di controllare chi è, in un dato momento, il proprietario di ogni banconota scambiata, chi dà i soldi, chi li riceve, quali sono gli importi, per quale fine vengono utilizzati e quando avvengono. La particolarità di questo documento, però, è che nessuno, da solo, può modificare le informazioni inserite. Un’eventuale variazione è possibile soltanto se la maggioranza delle persone che vi hanno accesso la convalida. Ora, provate ad applicare questo modello su larga scala e a moltiplicare esponenzialmente il numero di utenti di questo “libro mastro” e i relativi interscambi. Avrete, in estrema sintesi, una blockchain. Questa “catena di blocchi”, ideata dal misterioso inventore Satoshi Nakamoto, è la tecnologia utilizzata per far funzionare il meccanismo dei bitcoin e renderlo immune da manomissioni. Ma negli ultimi anni, alcune caratteristiche delle blockchain come la sicurezza, la tracciabilità e la possibilità di limitare l’accesso alle informazioni attraverso la crittografia hanno fatto crescere l’attenzione verso questi sistemi anche al di fuori dei circuiti della moneta virtuale. I settori che hanno dimostrato più interesse sono stati  finora la finanza, l’assicurativo, l’agrifood e il life science (healthcare, pharma e biomedicale). E sono già nate applicazioni blockchain per le transazioni finanziarie tout court, i pagamenti digitali, la gestione e lo scambio di dati riservati e il tracciamento delle merci.

COME FUNZIONA LA BLOCKCHAIN
L’immagine del foglio excel usata prima è ovviamente solo una semplificazione. Ma rimanda alla definizione, più specifica, che dà Mauro Bellini, direttore del sito specializzato Blockchain4Innovation. “La blockchain è un database distribuito, in cui i dati non sono registrati e custoditi su un solo computer ma su più macchine collegate tra loro nello stesso momento”. I computer che compongono questo network (nel caso del bitcoin sono milioni in tutto il mondo) vengono detti “nodi”. Restando all’esempio dello scambio monetario sulla rete della criptovaluta, che è pubblica, aperta e peer-to-peer, “dobbiamo immaginare – chiarisce Bellini – che ogni banconota virtuale è dotata di un corredo di informazioni che racconta tutta la sua storia: chi la possiede, quale bene o servizio è stato acquistato con essa, a chi è arrivata e così via. Questi dati, in una rete aperta, sono visibili a tutti i nodi. E ogni transazione tra un soggetto A e un soggetto B, per andare a buon fine, deve essere approvata dalla maggioranza dei partecipanti alla blockchain connessi alla rete al momento dello scambio”. In base a questo principio, che si può applicare tanto alle transazioni monetarie quanto alla pura gestione di dati, ogni informazione condivisa in una blockchain resta immutata nel tempo grazie a un marcatore temporale (chiamato “timestamp”) e non può essere modificata se non riceve l’approvazione da parte della catena. In più, non c’è bisogno di un ente regolatore terzo (come una banca centrale nel caso delle emissioni di moneta) che verifica e certifica l’attendibilità delle informazioni: è la moltitudine dei soggetti che compongono il network a fare da controllore e da garante. La blockchain infatti si basa sulla crittografia: sono le leggi matematiche, quindi, e non la fiducia reciproca tra le persone o le organizzazioni a determinare le operazioni e ad assicurare che tutto funzioni correttamente. Facciamo l’esempio di una compravendita online in cui le merci (magari proprio confezioni di medicinali) si paghino in contrassegno: in un “modello” del genere è necessario che l’acquirente si fidi dell’autenticità dei prodotti e che il venditore confidi nel pagamento alla ricezione della merce. In varie blockchain, invece, è possibile definire degli algoritmi che fanno effettuare una transazione solo al verificarsi di alcune condizioni prestabilite. Continuando con l’esempio appena fatto, il produttore potrebbe codificare una confezione di farmaci con un chip e il compratore, una volta ricevuta la merce, potrebbe collegarsi sul sito dell’azienda produttrice e dichiarare di avere ricevuto una determinata scatola in una certa data. A quel punto, quando il sistema ha verificato l’autenticità del prodotto, l’algoritmo fa scattare in automatico il pagamento senza che nessuno dei due soggetti possa bloccare in nessun modo il passaggio di denaro. È evidente che l’impatto di un meccanismo del genere su numerosi business può essere a tutti gli effetti “disruptive”.

RETI APERTE E RETI PRIVATE
Oltre alle reti aperte, come quella dei bitcoin, ci sono reti che hanno un livello di apertura minore. “Alcune sono subordinate – continua Bellini – al rispetto di determinate regole da parte dei nodi, a partire dalla certificazione dell’identità attraverso la firma digitale”. Naturalmente, chi crea una rete blockchain può progettarla anche come privata applicando regole stringenti su chi può farne parte (e con quale ruolo) e protocolli crittografici avanzati che limitano l’accesso ai dati, o la loro eventuale variazione, soltanto a determinati partecipanti. È il caso, appunto, delle blockchain create da imprese (soprattutto reti di aziende e consorzi) appartenenti a filiere di vari ambiti industriali, tra cui quello delle scienze della vita.

LE APPLICAZIONI PER IL LIFE SCIENCE
Come scrivono Marco Blei e Marco Bellezza dello studio legale Portolano Cavallo su un articolo del giugno 2017 pubblicato sul sito web di AboutPharma, “nell’ultimo anno, da parte degli operatori del settore life science è molto cresciuto l’interesse per la blockchain come strumento per la condivisione sicura dei dati sanitari”. La prova arriva anche da alcune ricerche. “L’ultimo studio condotto dall’Ibm Institute for Business Value – riferiscono gli esperti di Portolano Cavallo – mostra che su 200 top manager dell’industria life science intervistati a livello globale, circa il 16% ha in programma di attuare entro la fine di quest’anno una soluzione blockchain di tipo commerciale ed entro il 2020 un ulteriore 56% avrà adottato in modo stabile” sistemi di questo tipo. Le applicazioni spaziano in più aree, tra cui la gestione e condivisione dei dati sanitari dei pazienti, il controllo delle informazioni relative ai test clinici, la supervisione degli eventi avversi e la tracciabilità dei farmaci in chiave anti-contraffazione e il monitoraggio di altri aspetti legati alla logistica (si veda l’articolo successivo). “Nell’ambito delle sperimentazioni cliniche, l’uso della tecnologia blockchain consentirebbe di rendere i dati dei clinical trial – osservano Blei e Bellezza – automaticamente accessibili e condivisibili in tempo reale da parte di tutti i soggetti coinvolti nella sperimentazione (Cro, sponsor, sperimentatore, autorità regolamentari etc., a seconda dei livelli di autorizzazione) anziché essere conservati da un singolo soggetto ed essere da quest’ultimo resi di volta in volta disponibili ai vari soggetti”. Anche in questo caso, così come la nostra comitiva di amici non può modificare il foglio excel condiviso, a meno che la maggioranza dei componenti non sia a conoscenza della variazione, allo stesso modo ogni intervento sui dati dei trial è tracciabile e diventa praticamente impossibile che nell’ambito di una sperimentazione un anello della catena possa per esempio eliminare dei dati negativi o fare operazioni cosmetiche rispetto agli effetti avversi. Allargando lo sguardo più in generale, la costruzione di un database blockchain interoperabile con le informazioni e le storie cliniche dei pazienti, condiviso da strutture sanitarie e centri di cura e regolamentato attraverso stringenti norme per la protezione della privacy, permetterebbe ai professionisti dell’healthcare di accedere subito ai dati sanitari dei pazienti senza ripetere il processo di raccolta ogni volta. “La blockchain – aggiungono Blei e Bellezza – potrebbe anche essere utilizzata per monitorare l’uso da parte dei pazienti dei farmaci soggetti a prescrizione, perché potrebbe consentire a ciascun medico di accedere in tempo reale a tutte le informazioni relative ai medicinali prescritti a un paziente da altri medici”.

LE QUESTIONI APERTE
Al momento la blockchain però presenta alcuni limiti non ancora risolti. Il primo è la governance. I network non sono ancora regolati a sufficienza dalle stesse associazioni che li creano. E il rischio è che l’assenza di norme precise possa pregiudicare alcuni processi importanti e compromettere l’integrità delle reti. Per esempio, è opportuno, in questo contesto, che vengano approntati meccanismi di backup per la salvaguardia delle informazioni. Per quanto riguarda l’healthcare nello specifico, si pone naturalmente la questione del rapporto tra la gestione dei dati sanitari personali custoditi in una rete blockchain e il loro trattamento in conformità alle norme sulla privacy e sulla sanità. Per esempio, sarà opportuno che chi gestisce questi sistemi informi adeguatamente i pazienti, i quali su determinati aspetti dovranno scegliere se prestare il loro consenso, riguardo al trasferimento dei propri dati da una struttura all’altra e, eventualmente, anche all’estero. Inoltre, essendo inalterabili i dati sulle blockchain, si può creare un problema – fanno notare gli esperti di Portolano Cavallo – “in relazione al diritto di ciascun interessato di ottenere l’aggiornamento, la rettificazione o l’integrazione dei dati personali che lo riguardano e, in alcuni casi, anche la loro cancellazione o anonimizzazione. In particolare, cancellare i dati da un database strutturato a blockchain potrebbe rivelarsi tecnicamente molto complicato”. Se questa tecnologia dovesse effettivamente fare breccia nel mondo della sanità e delle scienze della vita, sarebbe uno dei primi ostacoli da superare.

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