Malattie cardiovascolari, l’aderenza terapeutica fa bene anche alla sostenibilità

Seguire le indicazioni del medico diventa fondamentale anche per tutelare efficienza e risorse della sanità pubblica: si riducono complicanze e ospedalizzazioni, evitando molti costi. Per gli esperti la sfida è “curare meglio, spendere meno”

Curare meglio e spendere meno, grazie anche a una migliore aderenza alle cure. È questa una delle sfide principali nell’ambito delle cronicità e, in particolare, delle patologie cardiovascolari. Una sfida che fa i conti non solo con i benefici clinici per il paziente, ma anche con le virtuose ripercussioni sulla sostenibilità del sistema sanitario: l’aderenza terapeutica riduce complicanze ed ospedalizzazioni, scongiurando costi evitabili. Sono questi alcuni spunti emersi dal convegno “La presa in carico del paziente cardiovascolare cronico: aspetti clinici, economici ed organizzativi” che si è tenuto oggi a Roma con il contributo non condizionato di Servier.

Nel 2016 in Italia sono stati spesi 3,3 miliardi di euro per la cura dei pazienti cronici cardiovascolari. Secondo gli esperti riuniti a Roma, per evitare una parte di questi costi serve uno sforzo in più sul fronte dell’aderenza alle cure, una gestione dei pazienti personalizzata (che richiede la disponibilità di più farmaci) e un efficace sistema di monitoraggio sul territorio. “Oltre alle rilevanti conseguenze cliniche – sottolinea Luca Degli Esposti, economista e presidente di Clicon – l’aderenza al trattamento nelle patologie croniche è un fattore essenziale anche in una prospettiva economica. Permette, infatti, attraverso il miglioramento della prognosi del paziente e la riduzione degli esiti clinici cardio-cerebrovascolari, di ottenere una riduzione dei costi generali della patologia. Per questo, l’aderenza al trattamento andrebbe costante monitorata (soprattutto, dove la si teme insoddisfacente, come, ad esempio, nel trattamento dell’ipertensione arteriosa e dell’ipercolesterolemia) e azioni per il suo miglioramento andrebbero poste in essere e ne dovrebbe essere valutata l’efficacia”. Aderenza che secondo Claudio Amoroso – componente del direttivo di FARE Sanità (l’associazione che rappresenta economi e provveditori) – può essere perseguita non solo mettendo a disposizione i farmaci necessari per assicurare continuità terapeutica, ma anche prevedendo “prestazioni complementari” come “tecnologie che aiutano a ricordare l’assunzione di farmaci” o servizi come “l’infermiere di famiglia e di comunità”.