Cannabis, verso il superamento del monopolio di produzione?

Sbarca domani in aula il disegno di legge che presenta una novità. Possibile che anche altre aziende o enti possano produrre o trasformare la pianta per usi terapeutici oltre allo Stabilimento chimico farmaceutico militare del capoluogo toscano. I soggetti saranno individuati mediante decreto ministeriale

cannabis terapeutica

Approda domani in Aula il ddl sulla cannabis ad uso terapeutico e prevede una novità: ove fosse necessario, la coltivazione e trasformazione della cannabis potrà essere effettuata anche da altri enti o imprese oltre allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. Lo spiega all’Ansa il presidente della commissione Affari sociali, Mario Marazziti, sottolineando che in questo modo “si supera il monopolio, cioè la produzione esclusiva, in caso di necessità. Ovviamente – ha chiarito Marazziti – la coltivazione e trasformazione avverrà in modo controllato e gli altri enti saranno individuati con decreto”. All’articolo sei del ddl, composto da dieci articoli, si legge infatti che “qualora risulti necessaria la coltivazione di ulteriori quote di cannabis oltre quelle coltivate dallo stabilimento di Firenze, possono essere individuati, con decreto del ministro della Salute, uno o più enti o imprese, da autorizzare alla coltivazione e trasformazione della cannabis, con l’obbligo di operare in base alle procedure indicate dallo stesso stabilimento”.

L’iter
La Conferenza dei Capigruppo ha stabilito l’inizio dell’esame in Aula alla Camera del ddl sulla ‘coltivazione e somministrazione della cannabis ad uso medico’ per domani, ed ha anche stabilito che il seguito del’esame è fissato per la prima settimana di novembre”, ha continuato Marazziti sottolineando che si tratta di “un calendario ‘spezzettato'” ma “ci sono comunque i tempi per l’approvazione della legge entro la Legislatura. Ad ogni modo – ha spiegato Marazziti – ci sono i tempi per l’approvazione della legge, che dopo l’esame della Camera passerà al Senato. Dall’avvio dell’esame, infatti, il tempo previsto per la sua conclusione in Aula è di un mese. Dunque entro dicembre il provvedimento dovrebbe passare al Senato, dove se non ci sono problematiche dovrebbe essere approvato in tempi brevi”. Sul testo che va domani in Aula, ha concluso, “non ci sono gruppi contrari e c’è un’ampia condivisione”.
Per il ddl sulla cannabis terapeutica, ha chiarito Marazziti, “sono giunti tutti i pareri attesi, tranne quello della commissione Bilancio che, come accade in vari casi, sarà presentato direttamente in Aula”. Nel merito del ddl, che riguarda solo la cannabis ad uso terapeutico, ha aggiunto, “non ci sono gruppi contrari e c’è anzi una ampia condivisione”. Tuttavia, ha rilevato, “il M5S si è astenuto sul mandato al relatore, non condividendo il fatto che il ddl non comprenda anche le altre parti relative alla liberalizzazione della cannabis, ed anche altri gruppi chiedono un provvedimento che riguardi la materia per intero. Sul testo che va in Aula, però – ha concluso – non ci sono contrari”.

Una legge a metà
La legge sulla cannabis che giovedì 28 settembre arriverà in aula alla Camera con un testo a metà. Della precedente bozza sparisce la legalizzazione della pianta e della coltivazione personale a uso terapeutico. Rimane solo la produzione, sempre col medesimo scopo, da parte di istituti prescelti.
Per questo, in segno di protesta, Daniele Farina di Sinistra italiana si è dimette dall’incarico di relatore della proposta di legge, frutto della collaborazione trasversale di un intergruppo parlamentare: “Da sempre sono un convinto sostenitore della legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati come argine al monopolio criminale – ha detto Farina – purtroppo il testo che andrà in aula non risponde alle richieste e alle aspettative su questo tema. Un testo molto distante dalla discussione pubblica di questi anni nel nostro Paese e dalle esperienze concrete ormai diffuse in diversi Stati del mondo”, ha concluso.