Forum della Leopolda: risorse insufficienti e disparità regionali, al Ssn serve una nuova governance

A Firenze l’evento che riunisce istituzioni, comunità scientifica, mondo della sanità e industria. Definanziamento e frammentazione del sistema al centro del convegno di apertura

L’universalismo del Servizio sanitario nazionale (Ssn) rischia di rilevarsi una grande illusione collettiva. I sintomi sono noti già da tempo: definanziamento della sanità pubblica, boom della spesa privata, disparità regionali e governance frammentata. Per correre ai ripari, serve un’agenda politica che rimetta al centro la salute e inizi considerare un investimento (e non un costo da comprimere) ogni euro destinato alla sanità. È il messaggio che arriva dalla Stazione Leopolda di Firenze, dov’è in corso (29-30 settembre) la seconda edizione del “Forum della sostenibilità e opportunità nel settore della salute”.

Regione che vai, sanità che trovi
“È inaccettabile che il diritto alla tutela della salute sia condizionato dal Cap di residenza del cittadino”, afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe e coordinatore della sessione inaugurale del Forum, che cita l’elenco “sconcertante” delle variabilità regionali: “Dagli adempimenti Lea ai dati del programma nazionale esiti, dalla dimensione delle aziende sanitarie alla capacità di integrazione pubblico-privato, dal variegato contributo di fondi integrativi e assicurazioni alla disponibilità di farmaci innovativi, dalla governance di libera professione e liste di attesa alla giungla dei ticket, dalle eccellenze ospedaliere alla desertificazione dei servizi territoriali”.

Un quadro davvero molto frammentato che, secondo il presidente di Gimbe, rende indispensabile “il potenziamento delle capacità di indirizzo e verifica dello Stato sui 21 sistemi sanitari regionali”, nonostante la bocciatura del referendum costituzionale del 2016. Una lettura che trova d’accordo Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss): “Il prossimo Parlamento dovrà affrontare questo tema, magari con un cambiamento costituzionale limitato alla sanità. In alcune regioni abbiamo una sanità di livello internazionale e a costi relativamente contenuti, mentre in altre i cittadini non accedono ai servizi essenziali”.

Ssn sotto-finanziato, nonostante il Pil
Anche il nodo della risorse per la sanità pubblica preoccupa (e a tratti indigna) la platea riunita alla Leopolda. Secondo la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def), approvata dal Consiglio dei ministri a fine settembre, il Pil italiano è destinato a crescere dell’1,5% nel 2017 e un incremento di uguale misura è previsto per il 2018 e il 2019. Anche il finanziamento del Fondo sanitario nazionale (Fsn) dovrebbe seguire un trend in aumento: 115 miliardi di euro nel 2018, 116 nel 2019 e 118 nel 2020. Si tratta, però, di cifre assolute da maneggiare con prudenza: troppo speso la sanità ha ricevuto dalle manovre finanziarie molto meno di quanto previsto dai vari Def. Per una lettura più critica, meglio guardare alla percentuale di incidenza del Fsn sul Pil: si passerà dal 6,6% del 2017 al 6,3% del 2020. E già nel 2019 sarà al 6,4 per cento, ovvero al di sotto della soglia (6,5%) individuata dall’Organizzazione mondiale sanità (Oms) come livello minimo per non compromettere qualità dell’assistenza, accesso alle cure e – di conseguenza – durata dell’aspettativa di vita della popolazione.

Eppure, incalza Walter Ricciardi, “i Paesi che investono di più sulla sanità stanno meglio in termini di salute e dal punto di vista economico”. Per questo il presidente dell’Iss chiede “una forte presa di posizione da parte del Governo”, senza frammentazioni: “Il Governo faccia sì che i ministeri della Salute, dell’Economia e dello Sviluppo Economico mettano la sanità al centro delle politiche”. In gioco c’è la sopravvivenza del Ssn universalistico: “L’ultimo rimasto in piedi in Europa, fatta eccezione di alcuni Paesi scandinavi”, sottolinea Ricciardi.

L’industria

Sul rapporto tra spesa sanitaria e Pil, il quesito di Fernanda Gellona, direttore generale di Assobiomedica: “Il Pil aumenta, l’incidenza del Fondo sanitario nazionale cala. Ma qualcuno si chiede perché il Pil cresce? Io credo grazie anche al nostro comparto”. Parole a cui fanno eco quelle  di Enrique Häusermann, presidente di Assogenerici, che torna a chiedere una nuova governance per la farmaceutica. “Non riesco a capire come si possa comprimere un settore trainante come il nostro”. Dall’industria dei farmaci equivalenti diverse proposte: “E’ indispensabile – spiega il presidente di Assogenerici – che ogni euro risparmiato con generici e biosimilari sia destinato al Fondo per i farmaci innovativi, con una norma di legge vincolante  che impedisca alle  Regioni di dirottare queste risorse verso altri capitoli di spesa”. E ancora, fra le proposte: la totale esclusione delle quote versate di tasca propria dal cittadino (circa 500 milioni di euro) dall’ammontare  di spesa soggetta al tetto programmato; la compensazione tra i tetti per consentire l’uso cumulativo delle risorse disponibili; il riordino del copayment per fasce di reddito; l’inserimento della spesa farmaceutica nel sistema dei Drg.

L’innovazione va in scena
Il Forum della Leopolda, che si chiude domani 30 settembre, non è soltanto un luogo di riflessione sulla governance. Si parla di innovazione a 360 gradi: dai nuovi scenari che si aprono nella cura del cancro, del diabete, delle malattie neurodegenerative e rare, passando per la salute della donna e i temi dell’alimentazione e della nutraceutica, fino alla rivoluzione digitale. “È il futuro – spiega Giuseppe Orzati – a irrompere in questa edizione del Forum. Abbiamo scelto di essere un pensiero in movimento, così come si muove la scienza, la ricerca, l’innovazione e la tecnologia”. Alla Stazione Leopolda spazio anche allo sviluppo di nuovi progetti attraverso il “Contest delle Idee”, una sfida tra giovani dedicata alle start-up italiane, l’”Hackaton on Rare Diseases”, una maratona-evento che coinvolge esperti di informatica, pazienti e neuroscienziati con l’obiettivo di elaborare un’idea progettuale che possa migliorare la qualità di vita di chi soffre di malattie rare, e il “Collision Event” sulla medicina partecipativa, coordinato dai ricercatori del Cern di Ginevra.