Brevetti farmaceutici in scadenza, ecco le 4 molecole “d’oro”

Tra i sedici farmaci che perdono nel corso 2017 la tutela brevettuale, ci sono alcuni principi attivi che hanno un impatto molto elevato per la spesa pubblica e privata. Solo il loro mercato vale 869 milioni di euro. Dal numero 146 di AboutPharma and Medical Devices

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Tra i sedici brevetti farmaceutici in scadenza, sono quattro le molecole a maggior impatto sulla spesa pubblica e privata. Si tratta di rosuvastatina, olmesartan, dutasteride e tadalafil. Solo il loro mercato vale 869 milioni di euro. Ed è molto probabile che l’attenzione delle aziende produttrici di generici si concentri principalmente su questi brand “d’oro”.

Brevetti farmaceutici in scadenza: rosuvastatina, la rivoluzionaria

Quando venne presentata al mondo nei primi anni del 2000 sembrava destinata a essere la statina rivoluzionaria, che avrebbe finalmente risolto il rischio di infarto e ictus. La “pillola magica” contro il colesterolo che tutti volevano. Tanto che negli Stati Uniti nel 2004 questa classe di farmaci si è aggiudicata il primato di medicinale più venduto dell’anno. E le aziende produttrici sono state spesso accusate di disease mongering o “commercializzazione della malattia”. Ovvero, la messa in atto di particolari strategie di marketing al fine di preparare il terreno a nuovi farmaci in arrivo.

“L’ingresso sul mercato? Venne accolto con troppa enfasi”

Di fatto molti studi hanno dimostrato la maggiore efficacia della rosuvastatina nel ridurre il colesterolo Ldl e le placche di aterosclerosi. Al tempo in cui vennero presentati i primi studi, Aldo Maggioni, direttore del centro studi dell’Anmco (Associazione dei cardiologi ospedalieri italiani), aveva dichiarato come “la notizia del suo ingresso in commercio era stata riportata, sia negli Usa sia in Italia, con troppa enfasi. Come se non fosse più necessario, per ridurre il rischio cardiovascolare, modificare lo stile di vita o assumere altri trattamenti preventivi”. Anche se, ammetteva: “Si tratta di un farmaco molto efficace che come tutte le statine costituisce una delle maggiori scoperte della farmacologia degli ultimi decenni. Ed è ormai assodato che chi ha un elevato rischio cardiovascolare o un colesterolo fuori norma, che non risponde alla dieta, debba essere trattato con statine”.

Efficacia maggiore rispetto alle altre statine?

Ma la rosuvastatina è davvero così rivoluzionaria come si pensa? Dati in letteratura raccolti dal Servizio di informazione e documentazione scientifica (Sids) dimostrano che a parità di dose sia leggermente più efficace di atorvastatina, simvastatina e pravastatina nel ridurre il colesterolo Ldl e i trigliceridi. Ma mancano dati sulla riduzione della morbi-mortalità. Inoltre pur essendo a tutt’oggi comparabile con quello delle altre statine, il profilo di sicurezza deve essere ancora oggetto di sorveglianza, specie nelle popolazioni a rischio.

Rosuvastatina: pareri a confronto

Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano lo conferma. “Non ci sono dati che indichino la superiorità di rosuvastatina rispetto ad altre statine, considerando gli effetti più importanti come la comparsa di eventi cardiovascolari. Questa è una anomalia nell’ambito della rimborsabilità dei farmaci all’interno del prontuario del Ssn, perché si accettano farmaci con prezzi diversi – più alti – senza che vi siano diferenze significative. La rosuvastatina è un esempio, è una spesa che si potrebbe evitare. All’interno di classi molto numerose di farmaci che hanno indicazioni analoghe dovrebbero essere rimborsati solo i farmaci che a parità di effetti costano meno”.

“Positivo che sul mercato ci siano differenti tipi di statine”

Di contro, secondo Achille Caputi, professore ordinario di Farmacologia presso l’Università degli studi di Messina, “il fatto che sul mercato si trovino differenti tipi di statine non è un male. Permette al medico discegliere il principio attivo più adeguato in base al singolo, alle sue comorbidità e alle interazioni con altri farmaci che assume. Sono molecole che appartengono alla stessa famiglia. Sono omogenee per l’attività farmacologica e magari anche per gli effetti collaterali. Ma non lo sono per esempio per le interazioni potenziali con gli altri farmaci. Insomma ci sono piccole differenze che possono essere sfruttate se il medico ne è a conoscenza. Il problema, semmai, è che le particolarità di farmacocinetica o farmacodinamica da memorizzare sono tante. E non tutti le possono ricordare sempre”.

I dati di spesa

A ogni modo, oggi la rosuvastatina è uno dei farmaci più usati anche in Italia. Nel 2015 si è confermata la molecola a più alta spesa pro capite (4,4 euro) nonché la principale voce di spesa farmaceutica convenzionata per la categoria dei farmaci cardiovascolari (7,9%) secondo i dati del rapporto Osmed 2015. Inoltre, prendendo in considerazione i primi trenta principi attivi si trova al secondo posto in termini di spesa convenzionata e al diciassettesimo posto per quanto riguarda i consumi (l’anno precedente si trovava al quindicesimo posto), ottenendo il titolo della terza molecola ipolipemizzante, dopo atorvastatina e simvastatina rispettivamente al quinto e tredicesimo posto. È senza dubbio la molecola più importante tra quelle che verranno liberate dal brevetto nel 2017, l’ultima a diventare off patent.

Brevetti farmaceutici in scadenza: olmesartan, l’eterno rivale degli ace-inibitori

Tutta la vita dei sartani si è giocata in un eterno confronto con i farmaci ace-inibitori, rispetto ai quali ancora oggi sono la seconda scelta per l’ipertensione arteriosa. L’olmesartan è un antagonista dei recettori dell’angiotensina II (sartano, appunto). È il settimo registrato in Italia e l’ultimo della famiglia a perdere il brevetto. Oggi da solo e in associazione con il diuretico copre un mercato che è anche superiore a quello della rosuvastatina. “È un’evoluzione dei sartani e anche degli ace-inibitori”, spiega Giuseppe Cirino, professore di Farmacologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II e segretario della Società italiana di farmacologia Sif.

I benefici dell’olmesartan

“I benefici – continua Cirino – sono stati dimostrati tramite numerosi studi. Sugli ace-inibitori però esistono numerose prove che ne hanno confermato la capacità di allungare la vita. Perciò prescrivere un sartano – per cui non è stata dimostrata la stessa efficacia sulla mortalità – non è etico. Sono utilizzati come alternativa agli ace-inibitori, quando questi sono poco tollerati, spesso per via degli efetti collaterali, come la tosse. Nel tempo, comunque, il numero di pazienti che hanno avuto accesso ai sartani è cresciuto, come dimostrano i dati di mercato”. I sartani in combinazione con il diuretico e da soli nel 2015 si trovano al primo e secondo posto rispettivamente nella classifica dei prodotti a più alta spesa pro capite, così come olmesartan e l’associazione con il diuretico coprono rispettivamente il quarto e quinto posto della classifica dei farmaci a più alta spesa pro capite (Osmed 2015).

Brevetti farmaceutici in scadenza: dutasteride, un futuro contro la calvizie?

Il mercato che la dutasteride si contende con gli alfabloccanti non è piccolo. Il trattamento dell’iperplasia prostatica benigna riguarda infatti una buona fetta della popolazione maschile. All’inibitore della 5-alfa reduttasi (l’enzima responsabile della conversione del testosterone in diidrotestosterone) va però il primato di molecola con la più alta spesa pro capite della categoria. E il suo utilizzo è cresciuto molto negli anni fino quasi a raggiungere la tamsulosina, principale rappresentante della classe degli alfabloccanti. La dutasteride occupa inoltre l’undicesima posizione nella lista “nera” dei primi trenta principi attivi a maggior impatto sulla spesa convenzionata. A differenza della finasteride (appartenente alla stessa classe farmaceutica) la dutasteride non ha ancora ottenuto da parte di Ema e Fda l’approvazione per il trattamento dell’alopecia androgenetica.

Finora, l’approvazione per il trattamento dell’alopecia è arrivata solo in Corea del Sud

Negli anni sono stati condotti diversi studi clinici dalla stessa GlaxoSmithKline, proprietaria del brevetto, per un suo eventuale uso nelle persone affette da calvizie. Uno di questi, che risale al 2014, ha dimostrato la superiorità di dutasteride alla dose di 0,5 mg rispetto a finasteride (1 mg) e placebo e una buona tollerabilità. Nonostante questo, il farmaco per ora è stato autorizzato per il trattamento dell’alopecia androgenetica solo in Corea del Sud dal 2009. Qui, lo scorso anno si è concluso (positivamente) uno studio post marketing di sorveglianza. A oggi, anche se non è stato approvato per questa indicazione specifica viene usato off-label in diversi Paesi.

Brevetti farmaceutici in scadenza: Cialis, il farmaco di “San Valentino”

Il Cialis è stato il farmaco più venduto in Italia nel 2015 tra quelli in classe C e ha generato una spesa di 146 milioni di euro. Da novembre sarà disponibile nelle farmacie la molecola: il tadalafil. Ecco la storia e l’identikit della “pillola dell’amore”.

Dal numero 146 di AboutPharma and Medical Devices (SCARICABILE)