Tagli alla sanità, l’osservatorio Gimbe lancia l’allarme

Durante il 6° Healthcare summit organizzato da Il Sole24Ore, il presidente Nino Cartabellotta snocciola dati impietosi. "Con un finanziamento pubblico decurtato di 604 milioni, un ulteriore taglio di trecento milioni determinerebbe un azzeramento quasi totale del miliardo di aumento che si continua a sbandierare

Tagli alla sanità

Ancora tagli alla sanità. L’osservatorio Gimbe non ci sta e in occasione del 6° Healthcare summit organizzato da Il Sole24Ore snocciola dati impietosi.
In questi anni, rivela il presidente Nino Cartabellotta, il salvadanaio del Ssn è stato troppe volte saccheggiato. Per esigenze di finanza pubblica, la motivazione che dà Cartabellotta.

Le riduzioni nel corso del tempo

Le analisi dell’osservatorio tracciano una mappatura precisa di quanto è stato tagliato alle finanze del Servizio sanitario nazionale.

• Dicembre 2016: la Legge di Bilancio 2017 definisce il fabbisogno sanitario nazionale standard. 113 miliardi per il 2017, 114 per il 2018 e 115 per il 2019.

• Aprile 2017: il documento di economica e finanza (Def) 2017 prevede che il rapporto tra spesa sanitaria e Pil diminuirà dal 6,7% del 2017 al 6,5% nel 2018 e al 6,4% nel 2019.

• Giugno 2017: il decreto “Rideterminazione del livello del fabbisogno sanitario nazionale” riduce il finanziamento di 423 milioni per il 2017 e di 604 milioni per il 2018.

• Luglio 2017: secondo la “Relazione sulla gestione Finanziaria delle Regioni, esercizio 2015” della Corte dei conti nel periodo 2015-2018 l’attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha determinato una riduzione cumulativa del finanziamento del Ssn di 10,51 miliardi, rispetto ai livelli programmati.

• Luglio 2017: il 4° Rapporto sul monitoraggio della spesa sanitaria pubblicato dalla Ragioneria generale dello Stato attesta che dal 2001 al 2005 la spesa sanitaria è cresciuta al ritmo del

7,5% annuo. Dal 2006 al 2010 del 3,1% e dal 2010 al 2016 è diminuita in media dello 0,1% annuo.

• Settembre 2017: la nota di aggiornamento al Def 2017 non prevede alcuna variazione assoluta della spesa sanitaria pubblica, stimando 114,138 miliardi per il 2017, 115,068 nel 2018, 116,105 nel 2019 e 118,570 nel 2020. Tuttavia, pur certificando una crescita del Pil del 1,5% per gli anni 2017-2019, il rapporto tra spesa sanitaria e Pil si riduce dal 6,6% del 2017 al 6,4% nel 2019. Nel 2020 precipita addirittura al 6,3%.

Un corposo definanziamento che pesa sui pazienti

“A seguito del costante e imponente definanziamento – precisa Cartabellotta – in Italia la spesa sanitaria continua inesorabilmente a perdere terreno. Sia in rapporto al Pil sia, soprattutto, come spesa pro-capite. Siamo sotto la media Ocse e in Europa ben quattordici paesi investono più dell’Italia. Tra i paesi del G7 siamo fanalino di coda per spesa totale e per spesa pubblica. Ma secondi per spesa out-of-pocket. Segnale inequivocabile che la politica ha scaricato sui cittadini una consistente quota di spesa pubblica, senza rinforzare la spesa intermediata”.

Servono risorse per lo sblocco dei turnover e nuovi contratti

Gli esperti non si aspettano miracoli dalla legge di Bilancio 2018. Servono infatti risorse per lo sblocco dei turnover, per nuovi contratti e convenzioni. C’è poi la questione Lea. I livelli essenziali di assistenza non sono autoeroganti.

Per non parlare poi della battaglia portata avanti in queste settimane. Quella dell’abolizione del superticket. “Purtroppo – puntualizza Cartabellotta – la bozza della legge di Bilancio 2018 sbarca in Parlamento con un solo punto fermo. E si tratta della sanatoria del payback farmaceutico pregresso. Nessun cenno poi sul rinnovo di contratti e convenzioni e sullo sblocco del turnover. Così come sul sistema a “piramide” per l’assunzione di giovani ricercatori o sull’abrogazione del superticket. Per non parlare – continua il presidente – sugli investimenti per l’edilizia sanitaria.
Secondo lui non è scontata nemmeno una riduzione di ulteriori trecento milioni del fondo sanitario del 2018.

Il salvadanaio del fondo per l’edilizia sanitaria

La legge di Bilancio attribuisce per il 2018 alle regioni a statuto ordinario un contributo di 2,2 miliardi di euro. Quest’ultimo è destinato alla riduzione del debito, cifra che confluirà nel “concorso alla finanza pubblica delle Regioni a statuto ordinario, per il settore non sanitario” che ammonta a quasi 2,6 miliardi di euro. Poi, per raggiungere tale importo, 94,1 milioni saranno erosi alle risorse per l’edilizia sanitaria. Altri trecento milioni “in ambiti di spesa e per importi proposti, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza”.

Il nodo delle regioni

“La storia recente – ricorda il presidente – ci ha insegnato che quando le Regioni sono state chiamate a recuperare risorse in il conto finale lo ha sempre pagato la sanità. E nel 2018, con un finanziamento pubblico decurtato di 604 milioni, un taglio di trecento milioni determinerebbe un azzeramento quasi totale del miliardo di aumento che si continua a sbandierare”, ha concluso Cartabellotta