Scambio Ema-soldati italiani, il ministro Pinotti smentisce

L'indiscrezione era stata resa nota dal Financial Times e ripresa da alcuni organi di stampa nazionali. In sostanza non c'è conferma riguardo al possibile patto tra Italia e repubbliche baltiche

Ema, testa a testa Milano-Bratislava

Nessuno scambio Ema-soldati italiani. Il ministro della difesa Roberta Pinotti smentisce duramente. L’indiscrezione era stata resa nota dal Financial Times e ripresa da alcuni organi di stampa nazionali (si legga qui il nostro articolo). In sostanza si era ipotizzato un maggior investimento militare nel baltico da parte del nostro Paese in favore di un voto per Milano nella corsa all’Agenzia europea dei medicinali.

Nessun soldato in “svendita”

Il ministro è categorico. Nessun soldato sarà svenduto per interessi che non rientrano all’interno di ottiche di cooperazione internazionale.
Infatti, ribadisce Pinotti, le missioni italiane rientrano all’interno di progetti più ampi. Che riguardano la collaborazione con altri Stati od organizzazioni sovranazionali, come la Nato.

L’accordo-non accordo

La notizia non è da poco. Anche se alla vigilia di voti importanti è plausibile che emergano notizie di questo tipo. In sostanza l’articolo del Financial Times prospettava un maggior impiego dei soldati italiani sulle sponde del mar Baltico sotto il cappello del patto atlantico. In cambio il tris di voti da parte di Lettonia, Lituania ed Estonia. Ma qual è il motivo di questa proposta?
In buona sostanza l’Italia vorrebbe incassare l’ok delle repubbliche baltiche, solleticando il loro timore nei confronti della Russia. Da mesi, infatti, sono aumentate le esercitazioni della Nato in quelle acque, in risposta all’ingombrante presenza di Mosca.

Countdown

Il 20 novembre si decide. Ema ed Eba saranno dislocate nel 2019 ma si sapranno già i nomi dei vincitori. Le indiscrezioni si rincorrono. Una di queste riguarda la possibilità, secondo quanto rivela euobserver, che le schede dei votanti in sede di consiglio Affari Generali verranno distrutte.
In sostanza, non ci sarà traccia alcuna del voto che, come si sapeva, sarà segreto.