Vyzulta, se l’ok di Fda arriva grazie a ricerca made in Italy e vc specializzati

L'approvazione della Food and drug administration all'immissione in commercio negli Stati Uniti del latanoprostene bunod, farmaco per la riduzione della pressione intraoculare, è frutto del lavoro di ricerca di una (ex) startup nata in Italia, Nicox, a cui hanno contribuito venture capital focalizzati sul biotech. La storia

Vyzulta

Vyzulta (latanoprostene bunod) è un farmaco per la riduzione della pressione intraoculare nei pazienti affetti da glaucoma o ipertensione oculare. È stato approvato dalla Fda il 2 novembre per l’immissione sul mercato Usa. Lo ha sviluppato un’azienda francese di ricerca e sviluppo specializzata in oftalmologia, Nicox, e lo ha dato in licenza a Bausch + Lomb, che fa parte del gruppo Valeant. Pur essendo una società quotata dal 1999 alla borsa di Parigi, Nicox ha il cuore italiano. È stata fondata infatti in Italia da persone che abitavano e lavoravano nel nostro Paese e ancora adesso ha il suo polo di ricerca e brevetti qui, per la precisione a Bresso (Milano), all’interno della Open zone di Zambon.

La società che ha sviluppato Vyzulta era una startup nata in Italia

La storia di Nicox è un esempio di come una (ormai ex) startup italiana attiva in ambito life science, finanziata attraverso i canali a cui attingono più di frequente le nuove imprese innovative, ovvero i fondi di venture capital, possa arrivare a diventare una realtà globale in grado di sviluppare terapie pronte a sbarcare sui mercati internazionali. “Nicox è nata nel 1996”, racconta ad AboutPharma il presidente e ceo di Nicox, Michele Garufi. “L’abbiamo fondata in quattro: due italiani, un americano e uno svedese, tutti attivi in Italia. Che io sappia, la nostra è la prima startup italiana di ricerca in ambito farmaceutico non nata come spinoff di un’università o di un centro di ricerca”.

Dall’Italia alla Francia per trovare capitali

Michele Garufi, presidente e ceo di Nicox

Trattandosi di una startup, la prima necessità era quella di trovare finanziamenti per crescere. “All’epoca non c’erano venture capitali italiani – spiega Garufi – che finanziavano nuove imprese innovative. Avremmo potuto trasferirci negli Stati Uniti, ma abbiamo scelto un’altra strada. Ci siamo così rivolti a fondi di venture capital specializzati nel life science – Sofinnova Partners (capofila della cordata, ndr), Apax e Auriga, che hanno creduto nel progetto e hanno rilevato la maggioranza. Essendo Sofinnova francese, ci siamo trasferiti in Francia e nel 1998 abbiamo insediato la nostra sede legale nel parco tecnologico Sophia Antipolis, tra Cannes e Nizza. Ma abbiamo lasciato la nostra piattaforma di ricerca basata sulla liberazione dell’ossido nitrico in Italia. Nel frattempo, abbiamo anche aperto un centro di sviluppo in Texas, ma il cuore italiano rimane”.

Il rapporto tra Nicox e un venture capital come Sofinnova

Ma che tipo di rapporto si instaura tra un venture capital e una società innovativa appena nata? “Prendiamo Sofinnova, per esempio. Quello su Nicox – dice il presidente e ceo della società – è stato un investimento pionieristico di questo fondo su una realtà biotech italiana. Non solo ci hanno dato supporto finanziario, ma sono cresciuti con noi. Hanno portato know how, ci hanno fornito opportunità di networking, erano nel consiglio di amministrazione e hanno preso decisioni strategiche insieme a noi. Senza di loro non sarebbe stato possibile raggiungere il traguardo dell’approvazione Fda per Vyzulta. D’altronde, anche noi siamo stati importanti per loro in termini di ritorno sull’investimento. Prima della Ipo, la valutazione di Nicox era intorno a 4-5 milioni ed è arrivata intorno ai 120”.

“Vyzulta primo farmaco generato dalla piattaforma tecnologica di Nicox”

“Vyzulta – ribatte Denis Lucquin, managing partner di Sofinnova Partners – è il primo farmaco generato dalla piattaforma tecnologica all’origine del nostro investimento in Nicox. Attraverso il nostro supporto alle attività di ricerca in Italia siamo riusciti a contribuire concretamente alla costruzione dell’ecosistema biotech italiano”. “Il farmaco concepito in Italia – afferma Garufi – è la prima ‘new molecolar entity’ sviluppata da una biotech francese a essere approvata dall’Fda”. In portfolio, inoltre, Nicox ha un altro farmaco oftalmologico, di cui ha acquistato il brevetto e che è stato dato in licenza negli Usa. In pipeline, poi, ci sono prodotti in fase di sviluppo clinico in arrivo sia dalla piattaforma di ricerca basata sul rilascio di ossido nitrico sia dal riposizionamento di molecole esistenti o da donatori di ossido nitrico di nuova generazione.