Resistenza agli antibiotici in Italia, è allarme: siamo ultimi in Europa

Il nostro Paese è maglia nera nel Vecchio Continente per quanto riguarda l'antibiotico-resistenza. Tra il 1 aprile 2013 e il 31 luglio 2016, secondo i dati del Rapporto Istisan 17/18, sono state riportate 5.331 batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi o produttori di carbapenemasi

Resistenza agli antibiotici in Italia

Nel mondo cresce l’allarme per i batteri immuni ai medicinali. E la resistenza agli antibiotici in Italia è talmente preoccupante da far guadagnare al nostro Paese la maglia nera in Europa. Secondo gli infettivologi, infatti, l’Italia ha una diffusione superiore alle medie europee per alcuni dei principali superbatteri. Inoltre, è uno dei Paesi dove si registra il maggior consumo di antibiotici (27,8 dosi ogni mille abitanti al giorno). La antibiotico-resistenza è un problema tanto grave che, insieme alla salute di genere e ai cambiamenti climatici,  è stato tra le priorità discusse al G7 dei ministri della Salute che si è svolto a Milano il 5 e 6 novembre. Il rischio è infatti che i superbatteri, che dagli ospedali si stanno sempre più diffondendo anche alle residenze per anziani e alle case di riposo, trasformino anche semplici infezioni in pericoli mortali.

La resistenza agli antibiotici in Italia

La resistenza agli antibiotici in Italia risulta avere, secondo gli infettivologi riuniti a Santa Margherita Ligure per l’International Meeting on Antimicrobial Chemotherapy in Clinical Practice, un’incidenza maggiore di quella media europea. Tra il 1 aprile 2013 e il 31 luglio 2016, secondo i dati del Rapporto Istisan 17/18 relativo alla resistenza agli antibiotici in Italia, sono state riportate 5.331 batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi o produttori di carbapenemasi.

Il numero di segnalazioni è però molto diverso nelle varie Regioni: si passa dalle 946 del Lazio alle zero del Molise. In generale, le batteriemie hanno riguardato per il 62% soggetti maschi, con età media di 65,4 anni e nell’84% dei casi i pazienti si trovavano in ospedale. Il 96,8% dei casi segnalati è stato causato da K. pneumoniae e il 3,2% da E. coli. Nella gran parte dei casi la carbapenemasi prodotta era di tipo Klebsiella pneumoniae carbapenemase (Kpc).

Il piano del governo

Il governo ha così lanciato all’inizio di settembre il Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico-resistenza (Pncar). Il piano prevede il coinvolgimento di tutti i settori interessati (medicina umana, veterinaria, ricerca, zootecnia etc.). Ma dal convegno ligure è stato lanciato l’allarme: se non si intensificano gli sforzi, se non si destinano risorse adeguate, se si mettono troppi vincoli all’uso di nuovi antibiotici e se medici e pazienti non si impegnano a usare gli antibiotici in modo appropriato, i programmi potrebbero non bastare a fermare la resistenza agli antibiotici.

L’abuso di antibiotici

Negli ospedali europei il consumo di antibiotici specifici per il trattamento delle infezioni multiresistenti è raddoppiato nel periodo compreso tra il 2010 e il 2014. In Ue fino al 50% di antibiotici viene usato in modo eccessivo o inappropriato. In Italia ogni giorno si utilizzano 27,8 dosi di antibiotico ogni mille abitanti. Un comportamento censurato dall’Oms, secondo cui l’uso eccessivo di antibiotici rischia di estendere ancor di più la resistenza. Agli attuali ritmi di crescita, nel 2050 le antibiotico-resistenze uccideranno almeno 10 milioni di persone all’anno nel mondo. Diventeranno la prima causa di morte. Ma già oggi la resistenza agli antibiotici in Italia e in Europa è un problema molto grave. Nel Vecchio Continente, infatti, ogni anno si verificano 4 milioni di infezioni da germi antibiotico-resistenti con 25 mila morti.

L’alleanza europea

In occasione della Giornata europea degli antibiotici (18 novembre) Escmid (European society of clinical microbiology and infectious diseases) ed Esicm (European Society of Intensive Medicine), hanno così lanciato Antarctica (ANTimicrobiAl Resistance CriTIcal CAre).  Si tratta di un’alleanza europea contro le antibiotico-resistenze. Con l’invito a tutti gli specialisti a utilizzare meglio gli antibiotici, migliorare le tecniche di diagnosi e cura e promuovere studi sull’uso dei nuovi antibiotici nelle terapie intensive.